L’inverno del pesco in fiore

L’inverno del pesco in fiore

16 luglio 1895. Il fotografo scompare sotto il panno nero e ripete di non muoversi. Arriva un alito di vento che non serve a dare refrigerio, è un pomeriggio troppo caldo anche per vivere. L’anziana cameriera appare con una caraffa di succo di limone ghiacciato e chiede chi ne vuole, tutti si girano verso di lei desiderosi di bere, ma la voce ringhiosa del vecchio padrone urla di stare fermi per fare quella dannata fotografia e allora si bloccano, restano immobili per un tempo che sembra infinito. Tra il cinguettio degli uccelli e il frusciare del fiume si sente la voce del fotografo che ripete suadente di pazientare ancora. Nel gruppo solo due donne sono sedute su grandi sedie di vimini, gli altri sono in piedi intorno a loro: tra tutti spicca una giovane donna, bella, bionda, dallo sguardo sfrontato rivolto al patriarca, con la mano appoggiata sul fianco, quasi in sfida. Sullo sfondo s’intravedono il fienile, i cipressi, gli ippocastani, il ponticello sul fiume, lo steccato che protegge il roseto e ancora più in là i monti della Tolfa. Un rumore secco e ogni cosa rimane immortalata per sempre. Cinque anni più tardi, nella primavera del 1900, un ufficiale guarda l’esiguo numero dei suoi uomini con un segreto senso di sconforto: devono lasciare quanto prima il porto di Tangku e dirigersi verso il nord della Cina per sedare una rivolta. In fila per due, con un pesante zaino in spalla e la baionetta innestata sul moschetto si avviano. L’ultima coppia sembra la peggio assortita, Mario alto e grosso ansima, mentre Ernesto piccolino e magro gli domanda se a Pechino moriranno…

La saga familiare dei Bondoli è la scusa utilizzata da Marco Milani per raccontare oltre un secolo di storia italiana, soffermandosi in modo particolare su quella di Ladispoli, di cui delinea molto bene la geografia e il clima culturale, riportando aneddoti, rivelando personalità ‒ del cinema e no ‒ che l’hanno frequentata. Un titolo suggestivo, una narrazione ricca di dettagli storici con tanti personaggi ben tratteggiati, descrizioni poetiche e il tema della guerra con le conseguenze che feriscono anche nel lungo termine, che percorre il romanzo per intero. La scelta dell’autore di raccontare focalizzandosi a tappe sui vari protagonisti, in una sorta di passaggio del testimone, comprimendo la vita di più generazioni in qualche centinaio di pagine, riduce nel lettore la possibilità di coinvolgimento empatico. Tuttavia trapela in ogni paragrafo l’accurato lavoro di ricostruzione storica, la determinazione a utilizzare le più disparate informazioni, attinte da fonti di genere vario, per restituire con fedeltà le atmosfere. Si percepisce che questo è l’aspetto del romanzo che più appassiona Milani, che è riuscito a trasmettere con efficacia l’evoluzione dei tempi, i cambiamenti sociali e di costume. Una lettura interessante, anche se a tratti dispersiva.



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