L’inverno nucleare

La questione nucleare ha rappresentato uno dei tratti distintivi della Guerra Fredda e ha tenuto in sospeso tutto il mondo, un mondo che varie volte in quegli anni si è trovato a un passo dall’annientamento. Alberto Moravia si è speso molto per informare sulla minaccia nucleare e sulla possibilità di un olocausto radioattivo in grado di distruggere ogni forma di civiltà…

È difficile recensire oggi L’inverno nucleare per due ragioni: la prima riguarda l’inattualità di quanto espresso in questa disomogenea raccolta di saggi e interviste; la seconda concerne il problema di sistematizzare ciò che è stato raccolto e tirarne le fila. Al di là di queste comprensibili difficoltà, ci troviamo di fronte a un’opera non particolarmente brillante che nonostante la brevità si mostra sin dalle prime pagine abbastanza noiosa e animata da quella certa qual presunzione che purtroppo ha contraddistinto la fase finale della carriera di Moravia, offuscando presso una certa critica anche quanto di buono fatto in precedenza. Il punto di vista schiettamente anti-nuclearista dell’autore si mischia spesso a proclami generalisti  su una possibile convivenza con lo spettro nucleare che, fortunatamente, sono stati smentiti dalla storia. Nel momento in cui una effettiva minaccia nucleare come quella rivolta un paio di anni fa dalla Corea del Nord agli Stati Uniti viene immediatamente ridicolizzata in ogni parte del globo e su ogni singolo social network vuol dire che questo fantasma ha smesso di fare paura (quantomeno da un punto di vista bellico) e che, di conseguenza, un’opera come questa ha fatto il suo tempo.



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