L’irlandese

Frank Sheeran è uno degli unici due non italiani nella lista dei 26 maggiori esponenti della criminalità organizzata americana presentata dall'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani. Un gangster vecchia scuola, di origini irlandesi, sopravvissuto alla guerra combattuta quasi interamente in Sicilia, a cui il boss Russell “McGee” Bufalino affidava contratti di morte per via della sua precisione e freddezza. Un duro che sa farsi rispettare, insomma. Sheeran però a metà degli anni Cinquanta era anche uno dei più importanti dirigenti della più grande unione sindacale americana degli autotrasportatori, l'International Brotherhood of Teamsters. Oggi, dopo un'eternità passata dietro le sbarre delle prigioni più celebri degli Stati Uniti, ancora indagato dall'FBI per alcuni suoi trascorsi non soluti e fiaccato dalle sue condizioni di salute precarie che lo costringono su una sedia a rotelle, Frank, per la prima volta nella sua vita, inizia a parlare. Lo fa al suo avvocato fidato di sempre, Charles Brandt, e le sue rivelazioni appaiono fin da subito sconvolgenti. Le dichiarazioni di Frank Sheeran infatti permettono agli inquirenti di fare luce su uno dei misteri americani più fitti da trent'anni a questa parte: la sparizione di Jimmy Hoffa, in una calda estate a metà degli anni Settanta. Hoffa è stato un personaggio di spicco del sindacalismo statunitense dagli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Settanta, fondatore e leader del l'International Brotherhood of Teamsters, ed è scomparso nel nulla all'uscita da un ristorante nei sobborghi di Detroit il 30 luglio del 1975: il suo corpo non è stato mai ritrovato e quindi per il suo (probabile ma non provato) omicidio non è stato mai condannato nessuno. Il caso non è ancora chiuso e, visti i rapporti ambigui di Jimmy Hoffa e del suo sindacato con la Cupola, sono in molti a immaginare responsabilità di politici importanti o della criminalità organizzata nella vicenda...  
Charles Brandt, attraverso le parole dell'Irlandese, è riuscito in maniera perfetta e convincente ad affrescare un pezzo di storia della mafia americana dagli anni Cinquanta fino agli anni Settanta, con elementi di contorno come i Kennedy, la tentata invasione della Baia dei Porci a Cuba, sindacato e mafia a braccetto, le esecuzioni quotidiane per questioni di affari e gli omicidi come spietata routine. L'autore è un vero e proprio specialista in questo campo poiché dal 1976 lavora come avvocato e investigatore privato e ha già pubblicato numerosi volumi basati sulla sua esperienza legale. Brandt è stato anche procuratore generale dello stato del Delawere ed è spesso chiamato in causa per interrogare criminali particolarmente reticenti.  Quella di Sheeran è una storia ricchissima di spunti sottoforma di cronaca puntuale che non a caso è già oggetto di grande interesse da parte del grande regista Martin Scorsese per una trasposizione cinematografica con un trio d'eccezione: Joe Pesci, Robert De Niro e Al Pacino. Una prosa basata su fatti di cronaca asciutti e agghiaccianti tutti incentrati sulla vita di Sheeran, attraverso le stesse parole dell'Irlandese, raccolte durante numerose interviste da parte dell'autore che testimoniano ancora una volta come Mafia e potere politico siano spesso collusi. Un preciso ritratto del lato oscuro dell'America che gli appassionati delle “mob stories” non possono lasciarsi sfuggire.

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