L’isola dei due mondi

L’isola dei due mondi
1660. Great Harbor. Bethia Mayfield, quindici anni, figlia del pastore della comunità di pionieri puritani che hanno occupato l’isola dell’Atlantico, ascolta una conversazione notturna tra il padre e il fratello, Makepeace: Caleb andrà a vivere sotto il loro stesso tetto. Caleb (Cheeshahteaumauk nella sua lingua), un giovane indiano wampanoa nipote del più potente locale pawaaw, un sacerdote-guaritore, è destinato a diventare anch’egli  stregone per la sua gente. L’incontro tra Caleb e Bethia è casuale, ma da quel momento si avviano quotidiani appuntamenti segreti che porteranno i due ad approfondire reciprocamente le loro culture, in uno scambio di frammenti di lingua e tradizioni che costruirà, giorno dopo giorno, il loro legame fraterno. Bethia scopre la profondità dell’animismo degli indigeni da cui si sente colpevolmente attratta, Caleb conosce un nuovo dio che decide di abbracciare. Sembra che il gioco delle parti capovolga le prospettive e allontani i due ragazzi, ma il susseguirsi degli eventi (a volte tragici e a volte lieti) non fa che rendere sempre più saldo il loro legame. Fino all’arrivo a Cambridge, lontano dai luoghi tanto amati e familiari, dove Caleb studia per conseguire la laurea e Bethia lavora per sostenere gli studi del fratello. La ragazza si sforza di rispettare le regole dettate dalla sua famiglia e dalla sua appartenenza religiosa puritana. Ma mentre affida la sua confessione a pezzi di carta improvvisati, sa già di trasgredire ai confini dati dal padre e dal fratello (e soprattutto dall’intera organizzazione sociale del XVII secolo) che ritengono inopportuno per una donna  accostarsi allo studio dei classici. 1715. Great Harbor. Bethia è ormai vicina alla morte e svela gli ultimi segreti del suo animo e dei giorni vissuti con Caleb…
Il titolo originario del romanzo (Crossing Caleb) racchiude il senso di un incontro, quello con il ragazzo indiano, che cambia la vita, l’incrocio di due mondi (come nella traduzione italiana) apparentemente lontani. In un tempo e un luogo in cui due culture si scontrano e si incontrano per la prima volta, il racconto diventa la storia un un’amicizia fraterna, di pregiudizi e voglia di emancipazione, di regole sociali ferree e di libertà. Ispirato alla storia vera del primo nativo americano laureatosi a Harvard, il romanzo, pur incentrato sui due protagonisti (Bethia e Caleb, i due mondi), si snoda attraverso diversi personaggi che rappresentano le diverse sfumature dell’animo umano. Oltre all’intelligenza e al coraggio di Bethia, all’acume e alla forza di Caleb, tutte le tipologie umane sono rappresentate: lo spessore culturale e d’animo del padre, il pastore Mayfield; l’umiltà della mamma (“è stata mia madre ad insegnarmi i pregi del silenzio”); la viltà del pingue fratello Makepeace; l’operosità e la generosità di Noah Merry, promesso sposo di Bethia; la severità e l’orgoglio di Tequamuck, il santone; la saggezza e la semplicità del maestro Corlett; la disponibilità e l’empatia di Samuel… Il romanzo non è solo la storia di una donna e della continua battaglia per l’affermazione dei suoi pensiero, ma un racconto corale, nel quale ciascun personaggio ha la sua profondità e il suo ruolo determinante nello sviluppo della vicenda e nell’evolversi degli eventi. Ciò che maggiormente colpisce de L’isola dei due mondi è che la protagonista è assolutamente convincente come donna del suo tempo: la scelta stilistica di Geraldine Brooks (narratore interno alla storia, ricerca lessicale) mostra una solida padronanza del linguaggio utilizzato nel diario-confessionale. Brooks dà al suo narratore non solo una voce, ma strumenti di scrittura e ci riporta in tempi e luoghi lontani permettendoci di viverli attraverso la lettura. Sembra di essere lì, con i protagonisti, di assorbire gli stessi odori, colori e sapori, di osservare gli stessi incantevoli e suggestivi panorami, di vivere gli stessi travagli dell’animo. Bethia diventa una guida trascinante sia per le terre selvagge dell’isola ma altrettanto efficace nell’esplorazione degli spazi intimi del cuore umano. Suggestivo e assolutamente coinvolgente, il romanzo cattura nella lettura che scivola e appassiona e certamente conferma Geraldine Brooks come una delle penne contemporanee più interessanti.

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