L’ispettore Coliandro

Allo stadio Dall’Ara c’è il derby Bologna-Modena. Sì, d’accordo, è soltanto un’amichevole estiva, però i tifosi del Modena l’hanno giurata alle Brigate Rossoblu e quindi si temono scontri. Quindi vengono predisposte ingenti misure d’ordine allo stadio. Quindi il questore – che ce l’ha con il sovrintendente Coliandro perché ha pestato un tossico che non era un tossico ma un carabiniere travestito – gli ha detto “Coliandro, se hai tanta voglia di menare le mani, domenica pomeriggio te ne vai allo stadio invece che al mare”. E così eccolo là, sotto il sole, davanti ad un’uscita secondaria del Dall’Ara in compagnia di un celerino che sonnecchia. Al fianco ha un manganello tanto corto da sembrare un giocattolo e un walkie-talkie che improvvisamente comincia a gracchiare: ci sono stati i temuti scontri, la polizia ha caricato e uno skinhead ha accoltellato un poliziotto a morte. Il tizio sta fuggendo di corsa e indovinate da quale uscita? Dal cancello schizza fuori questo ragazzetto pelato inseguito da un’agente donna. Coliandro e il celerino cercano di sbarragli il passo, lo skinhead travolge il sovrintendente, scoppia una colluttazione, lo bloccano ma con un calcio rompe un dito a Coliandro. In macchina a sirene spiegate verso la Questura Coliandro cerca di fare il disinvolto per fare colpo sulla poliziotta, ma il dito gli fa un male cane ed è diventato blu. Lo skinhead farfuglia cose apparentemente senza senso, parla di un fratello, di un professore, di un francese… Arrivati agli ufici della Mobil scendono tutti. La poliziotta si offre di accompagnare Coliandro al Pronto soccorso, lui fa spallucce e mentre dice “Non è niente” sviene. Bella figura di merda…

È lo stesso Carlo Lucarelli a spiegarlo nell’introduzione al volume: “Quando è nato, il sovrintendente Coliandro doveva essere soltanto il coprotagonista di un racconto” (la prima versione di Nikita, datata 1991 e presente nell’antologia I delitti del Gruppo 13, ndr). “(…) Il racconto è uscito, Coliandro ha fatto quello che doveva fare, Nikita pure e per quanto mi riguardava tutto finiva lì”. Ma l’esplosione della violenza in Emilia-Romagna all’alba degli anni ’90 spinse il giallista parmense a scrivere un romanzo, Falange armata (1993), che ebbe uno straordinario successo perché per molti aspetti anticipava la cronaca – nel 1994 veniva scoperta la banda della Uno Bianca. E chi era il protagonista di quel romanzo così amato da lettori e media italiani? Eh già, proprio lui. “Coliandro, poliziotto rambista, machista e razzista”, un personaggio sul quale Lucarelli non avrebbe scommesso una lira (l’euro non c’era ancora) e che ha pure un po’ boicottato riempiendolo di difetti – è ignorante, quasi un idiota, un perdente – ma che invece per la sua sgradevole imperfezione è diventato simpatico e amato dai lettori. A quel punto non ci si è potuti esimere dallo scriverci su un altro romanzo, Il giorno del lupo (1994) e dal pubblicare una extended version di Nikita (sempre 1994). Ma non è ancora finita: Coliandro diventa una miniserie a fumetti disegnata da Onofrio Catacchio e Giampiero Casertano e infine una serie televisiva di grande successo nella quale il rozzo sovrintendente bolognese è interpretato da Giampaolo Morelli. Questo volume Einaudi del 2009 – uscito in occasione della terza stagione della serie – e riedito nel 2016 sempre seguendo le fortune sul piccolo schermo del poliziotto, raccoglie i tre romanzi di Coliandro ed è quindi una ottima occasione per celebrare un personaggio che si è saputo conquistare – persino, caso più unico che raro, contro il volere del suo stesso autore! – un ruolo da protagonista nella scena del noir metropolitano italiano.



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