L’istinto di narrare

L’istinto di narrare
“Decine di migliaia di anni fa, quando la mente umana era giovane e i nostri progenitori ancora poco numerosi, ci raccontavamo storie”. D’altra parte, basta osservare i bambini: sono portati istintivamente ad inventare storie e i loro giochi nascono tutti dal “facciamo finta che”. “L’imperativo umano a produrre e consumare storie è qualcosa di ancora più profondo della letteratura, dei sogni e delle fantasie. Siamo inzuppati di storie fino alle ossa”. Il momento più “fecondo” è la notte, quando creiamo storie nei sogni, quando “la coscienza è alterata ma non assente”. Per non parlare dei sogni ad occhi aperti, che sono “lo stato di default della mente”. Ma se questo è un dato di fatto, la domanda è: ”perché gli esseri umani raccontano storie?” Ovvio: perché ci piacciono. Ma “è il piacere che ricaviamo dalle storie che necessita di una spiegazione”. “L’enigma […] si riduce a questo: l’evoluzione è implacabilmente utilitaristica; come mai l’apparente lusso rappresentato dalla finzione narrativa non è stato eliminato dalla vita umana?”…
A questa domanda fondamentale - e solo apparentemente semplice - tenta di rispondere l’interessantissimo saggio di Jonathan Gottschall, docente di Letteratura Inglese in Pennsylvania, non nuovo a pubblicazioni sull’argomento, benché questo sia il suo primo titolo tradotto in italiano. Partendo dall’osservazione del mondo dei bambini, a cominciare dall’esperienza diretta con le sue figlie piccole, Gottschall affronta il quesito in maniera ampia e pluridisciplinare attraverso studi biologici, neuroscientifici, antropologici e storici. Secondo alcuni studi di tipo evoluzionistico il narratore tribale utilizzava le proprie capacità di intelligenza e creatività “per riuscire a fare sesso”. Secondo altri le storie sono momenti di aggregazione o di appartenenza, o anche di apprendimento. Altri sostengono invece che le storie, come una droga, servano a sfuggire alla noia e alle brutture della vita reale. Ma – come aveva già osservato Aristotele nella Poetica – la maggior parte dei contenuti della finzione è spiacevole. E allora? Perché, “se il cervello non è progettato per la narrazione”, non ne possiamo fare a meno? Ad impreziosire e rendere ancora più piacevole la lettura di questo scorrevole saggio – imperdibile per chiunque si interessi di storie (e quindi, a diversi livelli, per tutti)-, e sia alla ricerca delle possibili risposte, diverse illustrazioni in b/n e gradevolissime citazioni all’inizio di ogni capitolo, oltre al curato apparato bibliografico conclusivo. Un saggio che è esso stesso una storia, una bella storia rassicurante tra l’altro, perché ci promette che  “così come non torneremo a camminare a quattro zampe, siamo animali narratori, e dunque le storie non usciranno mai dalla nostra vita”.

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