L’occhio del sole

L’occhio del sole

Nel 2037 un’eruzione solare distrugge gran parte delle apparecchiature elettriche della terra. L’unico scienziato che ha previsto la catastrofica evenienza è il fisico/genio/nerd Eugene Mangles. Con insolita precisione, l’aruspice tecnologizzato preconizza un secondo evento infausto, che arriverà nel 2042. Il 20 aprile di quell’anno non così distante, la Terra brucerà a causa di una super eruzione solare. Che fare? L’unica soluzione è la collaborazione. Ce la faranno i cervelloni di mezzo mondo a sconfiggere la minaccia dei cattivi extraterrestri (l’evento sembra infatti essere stato architettato dai misteriosi Primogeniti, che ci guardano da oltre l’atmosfera)? O saranno le solite divisioni politiche ad avere la meglio anche quando ne va del futuro dell’intero pianeta (vedi una strana defezione da parte dei cinesi e l’insorgere di gruppi post-noglobal antiscudo)?...

Il secondo volume della trilogia Time Odyssey prescinde quasi totalmente dalla trama del primo; se non fosse per il link iniziale con il personaggio di Biseda, potrebbe benissimo essere un racconto a sé stante. Questa caratteristica sposta il focus dell’attenzione dal topos utopico/ucronico che dominava la trama del primo libro, ad un super calderone di catastrofismo e di azione post-hollywoodiana. Il cambio non convince, perché le abilità dei due grandi della fantascienza - qui in condivisione di idée - stanno proprio nella costruzione di mondi e ipotesi alternative, suffragate da pseudoscientificità oggi destinate ad un pubblico di amatori dell’hard SF. Qui invece si fa sfoggio di una capacità di scrittura pronta ad essere tradotta in immagini da qualche regista americano illuminato. Gli ingredienti ci sono tutti: la paura apocalittica post-11 settembre, il senso di angoscia, i separatismi cino-americani, le diatribe religiose e no global. Insomma una buona mescolanza di piani che potrebbero attrarre sia il teen voglioso di effetti speciali off-sala giochi, sia l’adulto in fissa con le paranoie degli attacchi terroristici (che qui vengono sostituiti con la controparte dei cattivoni alieni). Non che sia un male, anzi, ci sono esempi di come il mainstream abbia portato a risultati più che buoni (vedi Crichton, ad esempio). La cosa che invece qui manca e che ci si aspettava dai due guru era uno smarcamento dalla trama stereotipata à la Guerra dei mondi, magari verso una qualche idea originale, destinata probabilmente agli aficionados, ma per lo meno fresca. La prevedibilità e la poca originalità segnano un secondo flop per questa serie. Peccato.



 

 

 

 
 
 
 

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