L’odore del riso

L’odore del riso
Sono tornato in Lomellina, la mia terra natia. L’Argentina, lunga parentesi della mia vita codificata nel DNA della mia famiglia, è lontana dagli occhi ma non dal cuore. Ciò che ho fatto, feroce e irreale, mi accompagna ancora nella professionalità che ostento ogni giorno mentre dentro di me tutto cade a pezzi.  Sono tornato al punto di partenza, come mio nonno che dall’Argentina tornò più povero di prima. L’odore del riso penetra nei polmoni, liquido e palustre. Io so tutto di voi…
Parte da premesse interessanti questo noir firmato Angelo Ricci: un ex collaborazionista del regime militare argentino torna in Italia, tra ardente desiderio di vendetta e sensi di colpa da annegare nell’alcol e in amare riflessioni su una realtà che crea mostri. Dopo poco però la suggestione va scemando, con una narrazione spezzata tra passato e presente che abbonda di volute ripetizioni e appesantisce una trama che, a dispetto dell’interessante idea di fondo, fatica a decollare. La parte migliore resta l’accurata attenzione all’introspezione del protagonista, la quale però non basta a salvare un romanzo dalle polveri bagnate, che nonostante i tanti spunti non si accende mai. Occasione sprecata.

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