L’odore della polvere da sparo

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29 aprile 1947. Potenza. Gianni è a scuola, piove e il professor Marotta sta cercando di spiegare un passo dell’Eneide. L’uomo però sembra distratto, agitato, sconvolto. La campanella suona. Il professore ha pure dimenticato cartella e ombrello. Nel frattempo nell’aria si sente uno strano odore, quello della polvere da sparo. In piazza c’è stato uno scontro tra i contadini, stanchi di morire di fame nelle campagne, e i poliziotti. I poliziotti hanno sparato forte. Gianni riesce a tornare a casa con il suo amico, Camillo. La stessa sera si ritrova in una libreria e c’è anche il professor Marotta, insieme ad altri uomini e donne. Sono anarchici, rivoluzionari. Passano gli anni, continuano le proteste, gli arresti, le perdite. Gianni si ritrova a Roma, all’inseguimento del suo sogno: diventare attore. Il sogno di una vita, del privilegio di assorbire la realtà per dar vita ai personaggi dei suoi spettacoli. Ma Gianni non dimentica chi è e come lo è diventato…

Letteratura, Teatro, Storia, Sogni. Tutto con la lettera maiuscola. Ecco i quattro temi centrali de L’odore della polvere da sparo. Attraverso la voce del suo protagonista, Gianni, Attilio Coco ci accompagna e ci fa conoscere con uno stile elegante e piacevole l’Italia della guerra e del dopoguerra, quella che difficilmente studiamo sui banchi di scuola, se non superficialmente. È quella delle battaglie, delle proteste, degli scontri. Ma per cosa? Per inseguire un sogno. Il sogno della libertà e dell’uguaglianza. L’odore della polvere da sparo è chiaro e sempre presente, aleggia nell’aria per tutto il romanzo. Lo sentiamo chiaramente nelle narici, lo avvertiamo quasi sulla pelle. Proprio come Gianni, narratore, attore. Attore di teatro, àncora di salvezza e privilegio, e attore della realtà, che sembra sfiorarlo e colpirlo al tempo stesso. Una realtà che è diventata la nostra storia. È la storia dell’Italia, del popolo, di chi ha creduto nei propri ideali, ha lottato per i propri diritti e ci ha messo il sangue. Quello stesso sangue che adesso ci scorre nelle vene.



 

 

 

 
 
 
 

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