L’Officina del racconto

L’Officina del racconto
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Quel prof non si sa bene cosa insegni, ma è chiaro a tutti che è un docente, perché se ne va in giro per l’Istituto, tenendo fra le mani, fogli, penne e registri. Entra nella stanza e il laboratorio si anima di storie e di parole giustapposte come mattoncini, per diventare poesie e aforismi. I racconti aleggiano sopra i fogli e prendono forma dagli sguardi. Si comincia… C’è una casa disabitata lungo il sentiero del bosco. Si racconta che lì avvengano cose terribili e inspiegabili. Un gruppo di ragazzini decide di sfidare la leggenda e di verificare di persona se davvero quella casa sia abitata da oscure presenze. La spedizione avviene di notte. Torce elettriche, tanto coraggio e via, incontro all’avventura. L’edificio ha davvero un aspetto sinistro, le finestre sono tutte divelte, ci sono vetri rotti. Un bagliore verde e spettrale appare all’improvviso e mette in fuga i temerari Indiana Jones. I giovani esploratori non si arrendono e la notte seguente entrano finalmente, nella casa stregata. Li accoglie un ampio salone le cui pareti sono stipate di librerie e tutto è sorprendentemente ordinato. Su un muro campeggia una scritta rossa a caratteri gotici, intima “Andate via!”. La paura cresce e al piano superiore fa novanta alla vista di una sagoma bianca accompagnata dal suono della voce di un vecchio. I ragazzi decidono di fuggire, ma le scale non sono più al loro posto… Elettra e Lara sono due giovani combattenti e sul ring sfogano tutta la loro energia e i loro vissuti. Elettra sembra una tigre, è forte e spavalda. Eppure, anni prima è stata la vittima prescelta di un gruppo di bulle. Ha reagito e ha trovato dentro se stessa la forza che le serviva. Lara combatte di nascosto dal padre. Pensa che lui non capirebbe la sua scelta. Sul quadrato, alla finale dei pesi leggeri, le due ragazze si fronteggiano, si studiano, immaginano l’una i pensieri dell’altra. E tra gli spettatori, Lara intercetta il volto di suo padre… Le rime si inseguono, alternate, baciate e concatenate, a celebrare l’infanzia, “il momento più bello della nostra vita, in futuro scopriremo che in quei lunghi anni la tristezza era proibita”, per cantare l’amore, “dolcezza di sapore”, o per esaltare i pregi del “divanetto” scacciapensieri…

Le storie inventate sono preziose mappe “per entrare e girovagare nel nostro mondo interiore, che se rimane inesplorato lascia che le zone oscure di noi stessi restino del tutto misteriose”. E raccontare significa anche “scegliere le parole giuste per esprimere nel modo migliore i sentimenti e le emozioni che animano la storia scovata dentro di noi”. È questa in fondo, la missione dello scrittore e docente Rino Garro e degli altri sette capicantiere (Valerio Aiolli, Elisa Biagini, Enzo Fileno Carabba, Rino Garro, Emiliano Gucci, Alessandro Raveggi, Vanni Santoni, Marco Vichi): insegnanti, poeti e scrittori, che hanno accettato di fare da guide silenziose agli studenti-operai del Laboratorio Artigiano di Fantastica, partecipato da centocinquanta ragazzi dell’Istituto tecnico professionale “Leonardo da Vinci” di Firenze. Non una semplice attività di alternanza scuola-lavoro, ma un’officina dove scoprire qualcosa di più su di sé e le proprie competenze nascoste. Il laboratorio ha prodotto un libro e di certo, tanta voglia di scrivere, leggere, raccontare, osare con le parole e la creatività, risorsa preziosa e infinita nelle giovani menti. Oltre i programmi e le valutazioni di rito, la scuola può diventare una palestra in cui allenare i muscoli della fantasia e con essa l’arte della narrazione. Anche solo per divertimento, senza schemi né regole, come ben dimostra il laboratorio di scrittura allestito da Garro. Una fatica che non cade nel vuoto perché si sa: qualcosa rimane, tra le pagine scure e le pagine chiare.



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