L’ora di punta

L’ora di punta

Debora Camilli ha 25 anni, è di Ostia e di professione fa la “tassinara” a Roma. Sì, proprio come il romano più amato del cinema italiano, Alberto Sordi nel film del 1983. La vita di Debora però non è un film, il taxi lo guida perché suo padre è morto, suo fratello deve studiare e bisogna portare il pane a casa, lei invece voleva fare la poliziotta. Soddisfazioni poche, soldi pure e traffico tanto, ma quando Monica Costa ‒ elegante signora dei Parioli ‒ sale sul suo Siena 23 quella mattina, qualcosa sta per succedere anche nella vita di Debora. È una donna di classe quella Monica Costa, indossa abiti costosi e un profumo da far svenire, sta attaccata al cellulare e sembra intimorita da qualcuno. Vuole andare a via degli Ausoni, in un caseggiato popolare dai muri sberciati, di quelli in cui la gente come lei neanche si sogna di passare vicino. Scende dal taxi e chiede a Debora di aspettarla, il tassametro corre, la Costa è entrata in quel palazzone da mezz’ora buona e lei aspetta i suoi soldi. Che l’abbia fregata? Una signora tanto ricca e perbene? È trascorso un giorno: il titolone sulla prima pagina dei giornali è per l’omicidio di una donna in via degli Ausoni. Si chiamava Monica Costa, ed era sposata a un famoso chirurgo romano…

L’ora di punta è un giallo dalla formula classica: un omicidio, un’indagine, un investigatore campano trasferitosi nella capitale, con l’aggiunta di un’aspirante poliziotta un po’ “caciarona” ma acuta e con un buon fiuto. Le espressioni romanesche colorano la prosa altrimenti asciutta e rendono l’atmosfera briosa, tant’è che quello di Nora Venturini potrebbe definirsi un giallo un po’ “coatto”, nel senso buono della parola, da cui a tratti il lettore si aspetta di veder sbucare all’improvviso Er Monnezza, alias Thomas Milian, col suo acume impareggiabile. Milian non c’è ma i protagonisti tengono botta, la storia fila e l’assassino, possiamo dirlo, non è il solito maggiordomo! L’esordio letterario della Venturini ‒ che vanta un curriculum da sceneggiatrice teatrale e televisiva, e nella vita è sposata con il protagonista di Un medico in famiglia Giulio Scarpati ‒, si lascia leggere piacevolmente, impegna ma non troppo e intriga ma senza strafare, proprio come una di quelle fiction a cui ti affezioni pian piano ad ogni puntata, che non vedi l’ora di vedere il finale ma poi quando finisce un po’ ti dispiace.



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