L’ordine del tempo

L’ordine del tempo

Cosa è il tempo? Cosa abbiamo scoperto di questo silenzioso compagno di viaggio, cosa sappiamo della sua struttura? Davvero possiamo pensare al tempo come ad una freccia che procede dal passato al futuro, “dalla memoria alla speranza”, invariabile, inarrestabile? Come siamo riusciti ad organizzare orari ferroviari in un’epoca in cui ciascuna città ed ogni stazione, aveva un proprio peculiare orario? Primi del ‘900: un curioso giovane neodiplomato presso il Politecnico di Zurigo ottiene un impiego presso l’Ufficio Brevetti di Berna, in Svizzera. Dovrà occuparsi, tra l’altro, anche di brevetti di sistemi di sincronizzazione degli orologi delle stazioni ferroviarie: si chiama Albert Einstein, e di lì a pochi anni stravolgerà il comune modo di concepire spazio e tempo elaborando la teoria della relatività. 1972: su “Science” viene pubblicato un curioso esperimento, condotto l’anno precedente. Facendo viaggiare precisissimi orologi atomici perfettamente sincronizzati su aerei a reazione diretti uno verso est, uno verso ovest e confrontando il tempo segnato con orologi fermi a terra, Hafele e Keating dimostrano la perdita del sincronismo al ritorno a terra degli orologi, e come il tempo scorra più lentamente negli orologi in movimento. Quindi, che significato resta alla parola “presente”?

Carlo Rovelli, fisico e filosofo, attualmente ordinario di Fisica teorica in Francia presso l’Università di Aix-Marseille, racconta in questo magnifico saggio cosa possa essere (e non essere) il tempo, il cui scorrere diamo erroneamente per assunto nella nostra quotidiana esperienza come immutabile. L’autore ci conduce in un vero e proprio “viaggio nel tempo” esplorando le origini e le evoluzioni storiche, religiose, filosofiche e fisiche del concetto, addentrandosi nei tentativi di indagarne e spiegarne la natura, la finitezza o il suo contrario, l’eternità ‒ posto che un senso possa essere attribuito a questa enorme parola che racchiude forse più una speranza fideistica che una grandezza fisicamente dimostrabile. Al contempo, ci si ritrova a compiere un viaggio nel pensiero stesso dell’Uomo, nel suo confrontarsi con qualcosa di straordinariamente quotidiano e così terribilmente sfuggente, che alimenta i nostri tentativi di costruzione del futuro, la nostra evoluzione, e infine la più grande delle nostre paure. Il testo, che in alcuni passi fa tornare alla mente Flatlandia, il geniale “racconto a più dimensioni” di Edwin A. Abbott, presenta alcuni passaggi necessariamente tecnici, supportati da una fitta serie di note a margine che permettono di rintracciare fonti e approfondirle, mentre in altri la narrazione si fa quasi intimistica, lasciando emergere una profondità di pensiero filosofico che diviene quasi poesia che riverbera intorno alle più vertiginose speculazioni.



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