L’orgia di Praga

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Gennaio 1976, New York. Lo scrittore Nathan Zuckerman riceve la visita di una coppia di esuli cecoslovacchi. Lui si chiama Zdeněk Sisovský e nel 1967, quando aveva venticinque anni, ha pubblicato un libro satirico: in seguito all’occupazione sovietica del 1968, questo ha fatto di lui un dissidente e gli ha precluso la carriera che sognava, quella dello scrittore. Per non rassegnarsi alla “russificazione”, Sisovský ha mollato moglie e figli a Praga ed è emigrato all’estero con la sua amante. Che si chiama Eva Kalinova ed era considerata una delle più importanti attrici di teatro cecoslovacche, mirabile interprete checoviana, finché non ha lasciato il marito – amatissimo divo della canzone tradizionale morava – per mettersi con un uomo d’origine ebraica, Pavel Polak: per questo è stata insultata da molti suoi concittadini e convocata dal Viceministro della Cultura, che l’ha accusata di essere una ebrea sionista perché “le piace interpretare donne ebree” sulla scena. E poi Eva ha fato di peggio: si è unita ad un altro uomo di origini ebraiche, per giunta sposato: Zdeněk Sisovský, appunto. Ma cosa vogliono due personaggi del genere da Nathan Zuckerman? Il padre di Sisovský, ucciso dai nazisti nel 1941, ha scritto a quanto pare meravigliosi racconti in lingua yiddish che sono tuttora inediti e che il figlio vorrebbe far pubblicare in Occidente. Ma i manoscritti sono rimasti a Praga, in casa di Olga Sisovská, la moglie abbandonata da Zdeněk: lo scrittore newyorchese però potrebbe recarsi là da turista, conoscere la donna – anche lei con la passione per la scrittura e una insaziabile curiosità sessuale per gli stranieri – e farsi consegnare i racconti yiddish…

L’orgia di Praga (il suggestivo titolo deriva dall’atmosfera dissoluta e libertina che si respira nella casa del cineasta Klenek, dove il protagonista incontra Olga Sisovská) è uscito nel 1985 ed è considerato una sorta di epilogo alla prima trilogia di Nathan Zuckerman, quella costituita da Lo scrittore fantasma (1979), Zuckerman scatenato (1981) e La lezione di anatomia (1983). Ma lo stesso Roth ha svelato in un’intervista che in realtà l’ispirazione per il suo alter ego letterario gli è venuta proprio durante un viaggio in Cecoslovacchia (già, Cecoslovacchia: Repubblica Ceca e Slovacchia erano di là da venire) osservando la stridente differenza tra la considerazione in cui erano tenuti gli scrittori negli Usa e nella patria di Franz Kafka. Qui “le storie non sono semplicemente storie: è quello che hanno al posto della vita. Sono diventati le loro storie, visto che non possono essere quasi nient’altro. Raccontare storie è diventato una forma di resistenza”. Oltre che una riflessione amara - ma sempre venata d’ironia - sul totalitarismo sovietico, il romanzo gira attorno al tema dell’ebraismo, che nella Praga del regime poliziesco di Husák e dell’antico cimitero Starý Židovský Hřbitov assume connotati inimitabilmente dolenti ed “europei”. Si tratta di un libro che senza dubbio ha un ruolo strategico nell’opera di Roth, potremmo definirlo un capitolo essenziale nella parabola letteraria del personaggio Nathan Zuckerman: ma questo fa de L’orgia di Praga un romanzo memorabile, preso di per sé? Probabilmente, purtroppo, no.



 

 

 

 
 
 
 

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