L’ospite

L’ospite

Primi di agosto del 1955. È mezzogiorno e Candido Godoi, paesino dell’entroterra brasiliano, è arroventato da un sole implacabile. Nessuna persona del luogo penserebbe mai di avventurarsi in strada con questa canicola, in un giorno così. Un uomo però con la fronte madida di sudore e due valigie piuttosto pesanti si presenta sull’uscio di casa della signora Paula Souza. Chiede se la stanza in affitto è ancora disponibile. Il suo portoghese stentato e la durezza del suo accento tradiscono un’origine europea, molto probabilmente tedesca. A risposta affermativa, l’uomo fornisce un documento che indica come nome Wolfgang Gerhard. Dopo avere presentato al nuovo inquilino suo marito Pablo che sonnecchia sul divano, la signora Souza spiega molto lentamente le regole della casa. Il dialogo però stenta a decollare per via della barriera linguistica e quindi si prova con lo spagnolo, lingua molto più familiare all’uomo. Paula però non lo mastica molto e quindi chiede aiuto alla figlia maggiore Pia. La ragazza si dimostra subito molto curiosa e inizia a tempestare l’ospite di domande come, ad esempio, il motivo per cui conosca lo spagnolo o quale sia la sua occupazione. L’uomo, visibilmente infastidito, risponde che conosce lo spagnolo perché ha vissuto in Argentina e che è un medico. Quello che omette di dire è che il suo vero nome è Josef Mengele, anche se i più lo conoscono meglio con il suo soprannome: l’angelo sterminatore di Auschwitz…

L’ospite, il romanzo d’esordio della giovanissima scrittrice romana classe 2000 Margherita Nani, ha vinto il premio “Città di Como”, nella sezione inediti per la narrativa. L’idea nasce tra i banchi di scuola, dopo alcuni dibattiti sul tema in occasione della Giornata della Memoria. Un libro che l’autrice ha scritto a soli sedici anni e che per questo impressiona ancora di più per lo stile impeccabile e per la ricostruzione storica senza alcuna sbavatura, frutto di una ricerca su tutta la saggistica storica disponibile sulla figura di Mengele, di autori come Robert Lifton, Saul Friedlander e Paul Weindling o di testimonianze di sopravvissuti alla Shoah. Un libro non solo ricco di contenuto storico ma anche pieno di riflessioni sul male e sulle passioni umane. In un continuo passaggio tra passato e presente, vediamo il nazista rapportarsi alle donne più importanti della sua vita come l’innamoratissima moglie Irene o Teresa, la sua assistente ebrea negli esperimenti nel campo di sterminio. Ognuna illustra un frammento della sua fredda anima, così come Pia, destinata a diventare l’ultima ospite del suo “gelido castello”. Da qui il titolo dell’opera. Un libro bello e necessario perché di certi argomenti non se ne parla mai abbastanza e solo in questo modo si possono esorcizzare i lati peggiori dell’uomo, sempre in agguato in ogni contesto storico. Ad maiora alla giovane autrice. Chapeau!



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER