L’uccellino bianco

L’uccellino bianco
Un gentiluomo di mezza età, un bambino, David, che a volte lo chiama padre (anche se un padre vero ce l’ha), una giovane madre: questo triangolo ha come artefice il maturo signore in questione, che si considera il vero responsabile della nascita di David dato che ha favorito con un espediente il matrimonio dei suoi genitori. Ragion per cui ora rivendica i suoi diritti sul bimbo contendendolo alla legittima mamma. Bisogna capirlo, è solo, attempato, con il rimpianto mai rimarginato di un vecchio amore perduto e “una valanga di affetto da distribuire”. Gli piacciono molto i bambini, ma non ne ha mai avuto uno tutto per sé con cui giocare. Ed è appunto ciò che fa con David passeggiando nei Giardini di Kensington: gioca e inventa storie fantastiche. Gli ricorda di quando, prima di nascere, era un uccello come tutti i neonati in quella parte di Londra. A volte i piccini scordano di non avere più le ali e, avvertendo un vago pizzicore alle scapole, provano a volarsene via. Uno solo però c’era riuscito davvero. A sette giorni aveva preso il volo per i Giardini e, benché avesse perso le penne, nutriva una tale fede nella propria capacità di poter solcare il cielo che era bastata quella a farlo sfrecciare nell’aria della notte. Purtroppo, quando si era deciso a tornare indietro aveva trovato la finestra chiusa. Da allora ha continuato a vivere nel parco insieme a volatili ciarlieri e fate danzanti. Lì suona il suo flauto, è molto affettuoso con le rondini domestiche, che sono le anime dei bambini morti e costruiscono i nidi sotto i cornicioni delle case dove hanno abitato. E se un bimbo si attarda nei giardini dopo l’orario di chiusura e il freddo o qualche altro accidente lo uccide, gli scava una fossa ed erige una lapide con le sue iniziali. Al contrario di David, che presto metterà i calzoni lunghi, il piccolo Mezzo e mezzo, né ragazzo né uccello, non diventerà mai un uomo. C’è bisogno di dire il suo nome? Naturalmente è Peter Pan…
Ne L’uccellino bianco, pubblicato per la prima volta in Italia da Nobel, The Boy Who Wouldn’t Grow Up fa il suo esordio nella letteratura e nel nostro immaginario. Da questo primo nucleo narrativo ebbero origine una pièce teatrale e il dittico composto da “Peter Pan nei Giardini di Kensington” e “Peter e Wendy”. Il mito del fanciullo che ha mosso guerra al tempo si inserisce nella vicenda di un adulto – alter ego di James Matthew Barrie - che cerca di sfuggire a se stesso e alla propria solitudine dapprima inventandosi un figlio, Timothy, (che quasi subito decide di far scomparire) poi negando la realtà. Negazione espressa fin dall’incipit con una finzione di paternità (“il ragazzino che mi chiama padre”) che Barrie sperimentò personalmente prendendosi cura dei figli della vedova Llewellyn-Davies (chi avesse visto il film “Neverland. Un sogno per la vita” di Marc Forster lo ricorderà). Barrie ci schiude le porte di un affascinante e non sempre benevolo universo parallelo mostrandoci minuscole fate affaccendate a organizzare balli e uccelli impegnatissimi a covare nidiate di pulcini destinati a diventare umani. In questa cornice fiabesca e malinconica si intrecciano le vicende di Peter e del suo creatore, che non perse mai il desiderio di rimanere bambino. Ma si sa che l’unico modo per fermare l’attimo è la morte. Sarà per questo che la leggenda di Peter Pan è velata di espliciti riferimenti funebri, con quei morticini che lui seppellisce con tanta cura. In “Peter e Wendy” veniamo a sapere che quando i bambini muoiono Peter Pan li accompagna per un tratto di strada perché non abbiano paura. Non solo psicopompo, quando i bambini smarriti dell’Isola-che-non-c’è sembrano diventare adulti, cosa assolutamente contraria alle regole, si preoccupa di “sfoltirli” (il come è lasciato alla nostra e alla sua inventiva). In fondo Peter Pan è simile a un crudele, spensierato e immemore fantasma che guizza leggero e beffardo fra il “qui” e un “altrove” che sa di aldilà. Libero, di una libertà che incute timore tanto è priva di legami e compromessi. Allegro, innocente e senza cuore come sono tutti i ragazzi e come Peter non può fare a meno di essere perché, è Barrie a dirlo, “solo chi è allegro innocente e senza cuore può volare”.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER