L’ultima menzogna

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Il giovane Nikel fa il benzinaio a Rimini e vive in una spoglia stanzetta. Un lavoro in nero, un affitto in nero, ma Nikel è molto lontano dallo standard del manovale immigrato. La sua grande passione è la lettura: frequenta da cinque anni con assiduità la biblioteca “Zampanò”, che ha scoperto facendo jogging per le vie del quartiere. L’anziano bibliotecario omosessuale Attilio – un po’ per solidarietà, un po’ per tenerezza, un po’ per attrazione – lo ha aiutato ad imparare l’italiano alla perfezione e il ragazzo è divenuto un instancabile lettore di romanzi. Un giorno Attilio, che per Nikel è una sorta di padre e di amico, gli consiglia la lettura de La magra indole, il libro di una certa Olga Kersten. Nikel è fulminato dalla lettura: il romanzo descrive un’infanzia cupa e solitaria che a lui ricorda la sua, se non nei particolari sicuramente nel dolore e nella solitudine. È arrivato in Italia a dieci anni attraversando il mar Adriatico per raggiungere la madre, che in un piccolo paese della Puglia viveva con un fornaio italiano, Bruno. Una malattia crudele ha presto ucciso la donna e lasciato il bambino chiuso e pieno di risentimento che era da solo con quell’uomo quasi sconosciuto. Bruno goffamente ma affettuosamente gli ha fatto da padre per quindici anni, prima di morire anche lui. Olga Kersten invece, a quanto racconta nel libro, è cresciuta con i nonni americani trasferitisi in Italia, sostanzialmente abbandonata dai genitori e fino a tredici anni non ha detto una parola, chiusa in un mutismo assoluto che all’improvviso ha deciso di superare, rivelando una perfetta conoscenza di italiano e inglese. Per giorni Nikel ripensa con emozione alla trama de La magra indole, fantasticando sull’autrice. Immaginate quindi la sua emozione quando Attilio gli comunica che ha organizzato in biblioteca una presentazione de romanzo: Olga Kersten in carne ed ossa sarà presto là e Nikel potrà incontrarla…

Per nulla facile raccontare la trama di questo romanzo di Giovanni Pannacci, perché la storia raccontata dall’insegnante e scrittore umbro ogni tanto cambia pelle come un serpente, spiazzando il lettore: il timido benzinaio immigrato con la passione per la letteratura entrerà nel mondo e nel letto della tormentata scrittrice, facendo in entrambi incontri inattesi che cambieranno la sua vita e gli insegneranno con durezza a guardare il mondo da una prospettiva diversa da quella a cui era abituato. Ancor meno facile definire un libro che parte come un originale apologo sull’immigrazione per poi diventare una malinconica storia d’amore, una riflessione accorata sulla natura stessa della letteratura (e sul suo essere sinceramente, sfacciatamente bugiarda), e ancora di seguito – senza soluzione di continuità – un romanzo erotico, un romanzo di denuncia sociale con contorni da spy-story e infine un noir classico …e un esperimento meta-letterario. Una cosa facile da fare però c’è: leggere L’ultima menzogna. Stupisce positivamente infatti la nonchalance con cui Pannacci governa una materia tanto instabile senza perderne mai il controllo: senza forzature né esagerazioni, senza momenti di “stanca” e senza cadute di tensione il romanzo fila liscio come l’olio fino all’ultima pagina, fino all’ultima parola, fino all’ultima menzogna.



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