L’ultima volta che l’ho vista

L’ultima volta che l’ho vista
Il viaggio di ritorno verso casa a Swansea, nel Galles, di Mattew  e Vanessa Willard non era stato granché piacevole. Per una serie di motivi non avevano fatto altro che discutere e quando lui si era fermato in una piazzola di sosta isolata per portare il cane a fare una passeggiata, sua moglie si era rifiutata di seguirlo e aveva preferito aspettarlo vicino all’auto. Ma quando Mattew era tornato Venessa non c’era più, e di lei non si erano più avute notizie. Era successo che un piccolo delinquente, Ryan Lee, spaventato dalle minacce di un tizio pericoloso a cui doveva dei soldi, aveva deciso di rapire la prima persona all’apparenza benestante per chiedere un riscatto. L’aveva chiusa in una cassa con alcuni viveri e una torcia e lasciata in una grotta impossibile da trovare per chiunque. Ma le cose erano andate male. Ryan Lee era stato arrestato quella sera stessa per un altro reato e non aveva trovato il coraggio di raccontare quel che aveva fatto per non peggiorare la sua situazione. I rimorsi- ché in fondo era decisamente più sprovveduto che malvagio, ma sicuramente vigliacco – era riuscito presto ad accantonarli. Tre anni dopo Ryan Lee è libero. Mattew non si è ancora rassegnato, questo no, ma forse, anche grazie a Jenna, sta cominciando a farsi una ragione della scomparsa definitiva di sua moglie. All’improvviso cominciano ad accadere eventi strani: Alexia, un’amica comune di Mattew e Jenna, scompare nelle identiche circostanze in cui era sparita anni prima Vanessa, l’ex fidanzata di Ryan Lee viene picchiata e stuprata e sua madre è vittima di uno strano rapimento lampo. Che sta succedendo? Solo Ryan Lee e la povera Vanessa erano  a conoscenza di ciò che era accaduto tre anni prima…
Solo Charlotte Link, tra gli scrittori e scrittrici di thriller, ha questa capacità di amalgamare con una sensibilità tutta femminile trame intriganti e fine approfondimento psicologico. L’interesse principale che muove tutte le sue storie è sempre rivolto ai rapporti interpersonali ma tuttavia le parti, nelle storie, risultano sempre perfettamente equilibrate. In questo romanzo la vicenda muove da un evento che il caso si diverte a complicare gravemente fino a dargli una connotazione spaventosa che rimanda ad una delle paure più terribili e, a quanto pare, più diffuse (come risulta da alcuni sondaggi): essere sepolti vivi! Per oltre trecento pagine il ritmo resta teso e l’ attenzione del lettore mantenuta viva, e già questo, in un buon thriller, è una gran cosa. Ma la Link è brava anche a descrivere i luoghi, le situazioni e soprattutto i personaggi che si delineano con precisione anche attraverso i loro pensieri. Ci si scopre, perciò, addirittura a parteggiare e a provare dispiacere per il “cattivo” che ha dato origine a tutto, tanto bene viene evidenziata la sua sostanziale dabbenaggine anziché reale cattiveria, aggravata da una incredibile sfortuna, quasi a dire che il caso, a volte, fa di tutto per impedire a qualcuno di migliorarsi. Nessun particolare appare lasciato al caso. Versatile e dotata di una scrittura scorrevole e agile, la Link si trova spesso, e ovunque, al vertice delle classifiche: in patria, in Germania, non a caso è soprannominata Lady Bestseller e spesso i suoi romanzi vengono presi in considerazione per farne versioni cinematografiche. Un thriller psicologico, quindi, avvincente e di buona fattura, consigliato a chi ama le storie in cui “il male” non è un protagonista “alieno” ma si aggira tra le difficoltà delle relazioni umane, tra i sensi di colpa e il rimorso, tra la voglia di riscatto e i fantasmi del passato che non perdonano mai, sempre pronti a tornare per il redde rationem. Avviene così in tutti i romanzi di Charlotte Link e L’ultima volta che l’ho vista non si sottrae affatto a questa piacevole abitudine.

 

 

 

 
 
 
 
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