L’ultimo regalo

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Anno 2018. Novembre è un mese molto strano: porta con sé un cielo appesantito da nubi grigiastre e un acre odore di umido che si insedia nell’aria sin dalle prime ore del giorno. Quella mattina Tara riceve una lettera: la comunicazione che attende da settimane è arrivata. La donna sa di cosa si tratta e nonostante questo decide di non aprire subito la busta, ma di prendersela con calma. Infila due fette di pane nel tostapane, ma giusto per perdere tempo: intanto guarda la lettera. Prende la sua tazza con la scritta LA MAMMA MIGLIORE DEL MONDO e immerge una bustina di tè, solo per rimandare ulteriormente l’apertura della missiva. Guarda fuori e l’automobilina rossa e gialla di suo figlio Dylan è ancora lì, in giardino, sotto l’ippocastano. Mentre ammira quel giocattolo, scorre davanti ai suoi occhi tutta l’infanzia del suo Dylan, che adesso è adulto e studia Medicina a Newcastle. La scelta del suo ragazzo la riempie d’orgoglio, pur preoccupandola. Chissà se mangia abbastanza, chissà se fa cinque pasti al giorno come dovrebbe e chissà se assaggia ogni tanto frutta e verdura. Tara ricorda che quando con suo marito Ralph lo hanno accompagnato al college, non c’era spazio in frigo per la verdura acquistata, perché colmo di birra e ogni sorta di alcolici. Saranno cambiate le cose? Oppure suo figlio vaga alla ricerca di qualcosa da mangiare? Certo che Dylan è davvero un giovane in gamba, considerato che suo padre li ha abbandonati quando il ragazzo aveva sedici anni. Motivo dell’abbandono? La sua segretaria incinta di due gemelle. L’amarezza e il dolore provati non l’hanno mai allontanata da suo figlio, anzi. Tara ha riversato tutte le attenzioni sul suo ragazzo, anche perché alla fine Susie, la segretaria, è stata una delle tante. In qualche modo il suo ruolo di moglie tradita e consenziente l’ha sempre saputo recitare: di fronte a una gravidanza, però, non se l’è sentita di andare avanti. Tara sa bene che il suo ex marito adora Dylan, ma trova alquanto buffo che a cinquantacinque anni si occupi di due bimbe così piccole. Avrebbe dovuto godersi la vita a quell’età, piuttosto che stare dietro a due gemelline. Ed ecco la lettera, quella lettera che aspetta da tempo, l’epistola che avrebbe sancito definitivamente il loro divorzio. Lo sa Tara, l’ha sempre saputo che avrebbe dovuto firmare quei documenti, ma adesso tutto sembra più difficile. La donna prende la busta, la apre e mentre legge sembra quasi che le manchi il fiato e le si geli il sangue. La comunicazione che ha tra le mani non è degli avvocati di Ralph…

Violet e Tara, una madre e una figlia e il loro saldo legame che va oltre ogni confine, ogni ricordo e ogni amnesia, sono al centro della trama de L’ultimo regalo, un romanzo che narra del rapporto madre-figlia e dell’amore intenso, unico e ineguagliabile che a questo rapporto appartiene. Kathryn Hughes, con la sua penna scorrevole e lineare, racconta la storia di Violet e del suo amore per la figlia Tara: la donna che nella vita ha attraversato mille traversie, vive una situazione economica e lavorativa molto difficile, tanto da rasentare la povertà. Lo stato in cui è costretta a vivere con la sua amata bambina la spinge a fidarsi di un uomo benestante, con la speranza di poter dare un futuro migliore alla ragazzina. L’uomo, che si rivela un essere senza scrupoli, la allontana non solo da sua figlia, ma da tutti i ricordi legati a lei. Dopo ben trentasette anni, quando ormai Tara è rassegnata al pensiero che la madre possa essere morta in qualche località della Spagna, arriva una lettera che riapre le speranze. Qualcuno sta cercando questa figlia dal 1981. Tutto si rimette in gioco, grazie ad una chiave color argento che un notaio le consegna e un misterioso medaglione. Un libro pregno di sentimenti come solo la Hughes sa fare questo L’ultimo regalo, un romanzo ben scritto, dove l’intreccio tra passato e presente rende la lettura fluente e avvincente e permette al lettore di aggiungere, pagina dopo pagina, i tasselli che compongono il puzzle della narrazione. Come in altri suoi romanzi, la Hughes parla di donne e disegna con dovizia di particolari i contorni di personaggi femminili in cui ogni donna può rispecchiarsi e ritrovare una parte di sé. Violet Dobbs, una madre che si mostra forte e tenace agli occhi della figlia, alla quale per cena ha potuto dare solo croste di pane e piselli, che teme le rughe della tristezza e che deve sfuggire a un padrone di casa insistente e Tara, figlia prima e donna e madre orgogliosa se pur tradita dall’amore dopo, che non smette di sperare, di lottare e che nonostante tutti gli ostacoli e i misteri, si sente fortemente legata a sua madre. Due donne come tante, i cui sentimenti e le cui vive sensazioni sono elevate all’ennesima potenza dall’autrice, nel nome di quella speranza che non deve mai morire e di quell’amore unico al mondo, che niente e nessuno abbatterà mai. Una curiosità: la Hughes rivela che l’ispirazione per la stesura del romanzo è arrivata dopo un viaggio compiuto con la famiglia in Spagna, visitando il borgo di Pedraza, situato sulle colline che si estendono intorno a Segovia.

 


 

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