L’ultimo sacerdote

10 agosto 2018, Monte Amiata. Sono trascorsi otto mesi dal funerale di sua nonna Camilla quando l’avvocato Anna Donati trova il coraggio di parcheggiare l’auto sulla piccola piazza di Montelaterone; si tratterà di una sosta breve, quel tanto che basta a fare una capatina nell’unico alimentari del paese per procurarsi qualcosa in vista della cena per la quale la raggiungerà Elvira, un’amica di sua nonna. La bottega, che ha fornito merende a tutti i ragazzini del paese per anni, è rimasta immutata: una vecchia amica di Camilla, Solidea Marzocchi, detta Pimpilla, troneggia dietro l’affettatrice mentre conciona con Primetta, altra amica storica di sua nonna, di zuppe di funghi e feste dell’Assunta. L’angoscia di Anna all’idea dell’appuntamento con il notaio fissato per il 13 agosto e delle cose di sua nonna da sistemare che l’aspettano in casa, si placa grazie all’ambiente rimasto immutato, all’affetto che le due donne le riversano addosso, alle bellissime foto dell’Amiata che, unica novità, decorano le pareti della bottega. Le dicono che le ha scattate il suo vecchio amico Leonardo Conti, ormai fotografo di fama internazionale. Le due donne le raccontano anche di un’altra loro amica, Marcella, ormai completamente assorbita dal compito di tenere aperta la Chiesa del paese, dato che Don Lorenzo trascorre gran parte del suo tempo alla Pieve di Santa Maria della Mula. La giovialità delle due donne non basta a dissipare il turbamento che Anna si porta dietro da tempo, la sua prima notte trascorre insonne e solo la prospettiva di una puntata a Merigar, sembra risollevarle lo spirito. Si tratta di un luogo di pace e serenità costruito dalla Comunità Dzogchen sulla montagna che il comune ha parzialmente ceduto al culto buddhista. La serenità posticcia di Anna avrà breve durata perché si troverà ben presto coinvolta in qualità di avvocato difensore, nelle indagini sulla morte dell’ultimo sacerdote di un culto misterioso avvenuta sul Monte Labbro il giorno del suo arrivo a Montelaterone e ben presto seguita da un’altra morte misteriosa. Il Giurisdavidismo è un culto antichissimo e le ragioni della morte di oggi hanno avuto origine a Belley, in Francia, in un lontano giorno di Febbraio del 1878, durante un confronto molto acceso tra David Lazzaretti e Leon Du Vachat in merito al futuro della Chiesa e alle decisioni dell’Ordine segreto di cui fanno parte. David è irremovibile, il giorno dopo andrà fino a Roma perché il Papa deve essere messo a conoscenza della verità, l’era del Giurisdavidismo e della Verità deve avere inizio. Testimone del loro alterco è la novantenne Clothilde…

Con un registro narrativo fatto di continui salti temporali, Valeria Sara Papini porta il lettore tra il 1878 e i giorni nostri, costruisce le indagini sui due omicidi, indagando al contempo sulle origini di quella che potrebbe essere definita una setta religiosa basata sull’osservanza dei principi Cristiani più che sulle dottrine della Chiesa. L’ultimo sacerdote dosa sapientemente i pochi elementi storici disponibili all’autrice e le mote leggende: il Giurisdavidismo è realmente esistito e David Lazzaretti, detto il Messia dell’Amiata, è un socialista utopico che ha vissuto da eremita sui monti e la cui vita e morte sono ammantate da una coltre di mistero. Anna Donati, la protagonista de “L’ultimo sacerdote” e il suo amico Leonardo, figlio del Commissario che dirige le indagini, sono personaggi contemporanei che l’autrice giustappone ai protagonisti ottocenteschi, in un susseguirsi di capitoli brevi, sincopati e ben costruiti per fornire al lettore le informazioni giuste al momento giusto, dosando storia e leggenda, suspence e ironia toscaneggiante. La storia che ne risulta è gradevole e ben congegnata, lo stile con cui l’esordiente Papini la racconta è essenziale e il ritmo è sempre sostenuto, senza mai permettere al lettore divagazioni o distrazioni da una trama che l’autrice ha costruito, per sua stessa ammissione, senza alcuna documentazione biografica, grazie al proprio talento. Nel testo sono presenti echi malvaldiani e suggestioni riconducibili a un certo filone letterario che ha portato i Templari su molti più scaffali di quanti sarebbe stato utile e necessario. Il gergo dei personaggi che si muovono intorno all’omicidio di Genesio e l’onnipresente Sainte Marie de la Mer sono alcuni dei perdonabilissimi cliché che però non rovinano la godibilità e l’originalità della trama intrecciata da questa autrice comunque bravissima a creare dialoghi credibili, scorrevoli e ad incastonarli nelle diverse epoche che fanno da sfondo alla storia.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER