L’umano sistema fognario

L’umano sistema fognario

Taranto. Stesa esanime nel suo letto maleodorante di peti e medicine, Guendalina Maresca sta per esalare il suo ultimo respiro. Accanto a lei Emiliano, il suo unico figlio, a cui la donna vista la situazione ha deciso di confidare la vera identità di suo padre, l’uomo che li ha abbandonati senza scrupolo tanti anni prima al loro destino. Un destino che per Emiliano non è stato certo benevolo. Occhiali a culo di bottiglia, viso butterato, capelli unti, camera con poster di Hitler: le sue uniche distrazioni sono l’heavy metal e un paio di amici più sociopatici e derelitti di lui. Solo una luce è capace di rischiarare quella esistenza da disadattato. Anansa, la figlia del proprietario del capannone industriale in cui Maresca quotidianamente ingoia tutta la frustrazione e la rabbia che il suo principale e i suoi colleghi sono capaci di riversargli addosso. Ma alla morte della madre qualcosa dentro di lui si rompe definitivamente. La donna finisce nel congelatore della sua cucina per continuare a riscuoterne la pensione e quella rivelazione fattagli in punto di morte diviene improvvisamente qualcosa per lui che assomiglia finalmente ad un riscatto, ad uno scopo di vita...

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Cosimo Argentina è un generatore automatico di mostri metropolitani e come nei suoi precedenti romanzi è uno che va dritto all’osso, costringendoti a vedere l’umana mediocrità per quello che è, senza trucco, nuda nella sua meschina solitudine animalesca, priva di quell’escrescenza fatta di finte sicurezze, di automobili comprate a rate, di centri commerciali, di decoder satellitari e di social network, di quegli stordimenti illusori insomma che la facciano sembrare all’esterno adeguata ed accettata. Un “sistema fognario” crudele e delirante che, si badi bene, non vive sottoterra, non è rassicurante né invisibile, ma cammina di fianco a noi per strada, abita le nostre stesse case arredate Ikea, lavora nei nostri uffici, stringe le nostre mani brandendo le stesse armi di distrazione di massa di cui ci cibiamo. Il registro rispetto ai romanzi precedenti vira decisamente sul comico rendendo sopportabili tensione e violenza e creando un'esilarante cortocircuito pari a quello di ritrovarsi in una discarica circondata e deodorata con arbre magique. “Ogni volta che entro in un locale ne ho la conferma. In giro non ci sono esseri umani ma cocci, schegge, frattaglie… se ne stanno gli uni accanto agli altri dando l'impressione di essere irrimediabilmente fottuti. Hanno quest'aria di hey, lasciami perdere che c'ho l'esaurimento che non li abbandona mai. Una massa sfrigolante di uova e pancetta umane”. Ladies and gentlemen, Cosimo Argentina!



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