L’uomo

L’uomo
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Stephen Norman, squire (ovvero latifondista) di Normanstand, arrivato a quarant'anni si mette a cercare moglie. Non è molto difficile per un bel tipo come lui. Per non fare troppa fatica, ripiega sulla sorella dell'amico di scuola Rowly, Margaret, sua amica da tempo immemore. I due fanno presto ad innamorarsi, e dopo poco tempo Margaret aspetta un bambino, o almeno così crede Stephen, che vuole necessariamente un maschio. La casualità fa guarda caso nascere una femmina, che sarà chiamata comunque Stephen per tradizione di famiglia. Margaret muore per complicanze, così il padre si trova nella difficile situazione di dover far crescere una bambina da solo. Aiutato dalla zia Laetitia Rowly, riesce a cavarsela, anche se i suoi metodi educativi forgiano la bambina con la tempra riottosa del maschiaccio. Dopo i primi anni, Stephen rientra in contatto con un vecchio amico, il sacerdote di Carstone, paesino poco distante da Normanstand. Harold An Wolf ha pure perso la moglie (in un incidente) e ha un figlio. Motivo in più per Stephen di fare incontrare il bambino dell’amico con la sua piccola Stephen. Il bambino - che si chiama anche lui come il padre - sarà purtroppo vittima del destino: dopo poco tempo che ha iniziato a frequentare la famiglia di Stephen, il padre muore di polmonite. Sarà questo il motivo di invitare il giovane Harold nella sua proprietà. Dopo aver cementato l’amicizia con la ragazza, Harold inizia a frequentare il Trinity College di Cambridge. Col passare del tempo un’altra tragedia: anche il padre di Stephen muore e la giovane si trova a vivere sola. Anche se nel profondo ama Harold, si mette in testa di sposare Leonard Everard, figlio di un banchiere che aveva conosciuto da bambina...

Considerata un’opera minore nella produzione di Bram Stoker, celebre per il suo Dracula, L’uomo è stato pubblicato in Inghilterra nel 1905 e successivamente a puntate negli Stati Uniti. Il carattere frammentario dei capitoli si percepisce ancor oggi (con le tipiche ‘chiuse’ a suspense dei feuilleton), ma i periodi scorrono velocemente, lo stile è piano e la storia si legge volentieri. La classica vicenda d’amore con un bel personaggio femminile che anticipa le istanze femministe o per lo meno il conflitto di genere che torneranno di moda qualche anno dopo con le suffragette. Pochi i colpi di scena, tutto è delineato matematicamente, quasi si può prevedere quello che succederà pagina dopo pagina, ma la macchina narrativa di Stoker è ben affilata. Se avete voglia di distrarvi, potete godervi le 400 pagine del romanzo. Non aspettatevi sorprese, ma è bello vedere come uno che ha bazzicato per castelli, rovine, cimiteri e croci scacciaspiriti maligni stia bene in piedi anche nella storia del romanzo pop tout court. In occasione del centenario della scomparsa dell’autore (è la prima traduzione in italiano dell’opera), possiamo riscoprirlo pure come un romanticone. Senza traccia di sangue o di pipistrelli: che Stoker sia stato il precursore pure degli emo?



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