L’uomo che morì come un salmone

L’uomo che morì come un salmone
“Odore di bocca. Lo descrisse così, dopo: odore di bocca. Una grande belva che aveva spalancato le fauci proprio davanti a lei. Difficile immaginarsi qualcosa di più spaventoso. Una sensazione tremula, membranosa. Si bloccò esitante sulla porta, rimase lì sul gradino, sudaticcia nella luce tagliente dell’estate, con la chiave stretta a pugno come un coltello a serramanico. Aveva suonato il campanello più volte. Poi bussato. Poi chiamato il numero di casa con il cellulare di servizio, senza ottenere risposta”. Tutto ha inizio a Pajala, estremo Nord della Svezia, dove l’anziano Martin Udde, ex doganiere e maestro elementare, viene ritrovato con la bocca spalancata e lo stomaco trafitto, infilzato da una fiocina per salmoni nella quiete della sua villetta di legno. Da questo omicidio apparentemente senza motivo, inizia una complessa indagine che porta la giovane detective Therese Fossner, inviata da Stoccolma, ad affrontare un viaggio quasi impossibile all’interno di una comunità la cui esistenza si è aggrovigliata nella lotta fra il tentativo di integrarsi nella società svedese contemporanea e quello di preservare le proprie radici culturali e linguistiche. La detective Therese si ritrova straniera in un mondo chiuso sulle proprie radici e tradizioni, che della Svezia rifiuta non solo il progresso, ma anche la lingua. Sotto il sole sempre presente dell’estate artica, tra attivisti politici, rapinatori di anziani e il fascino di un uomo dei boschi come l’indiziato numero uno Esaias, Therese riesce ad avere una sola certezza: l’omicidio ha a che fare con il meänkieli, variante del finnico che solo di recente il Parlamento svedese ha riconosciuto come minoranza linguistica…
Il nodo della vicenda quindi si troverebbe in una lingua parlata da questa minoranza in crisi d’identità che rischia di perdere se stessa (il meänkieli era vietato parlarlo a scuola, negli uffici, nella radio e in tv e i genitori non lo insegnavano ai figli per favorirne l’integrazione nella società svedese). Come in ogni storia della vita il passato non si annulla, le vessazioni e le prepotenze subite chiedono giustizia e così le indagini sull’omicidio si trasformano ben presto in un doloroso viaggio indietro nel tempo in un luogo oscuro della recente storia svedese, il tutto rappresentato da una scrittura nera e grottesca. Un’indagine noir in parallelo a un’indagine che assume il volto di scoperta sociale, per conoscere a fondo una comunità disposta a tutto pur di difendere se stessa e i suoi appartenenti. L’autore Mikael Niemi è nato proprio a Pajala, e dopo alcune raccolte di poesie, ha raggiunto il successo con Musica rock da Vittula. Il romanzo, vincitore del Premio August nel 2000, ha superato le 700.000 copie ed è diventato uno dei libri più amati e letti in Svezia negli ultimi anni.

Leggi l'intervista a Mikael Niemi

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER