L’uomo che scrisse la Bibbia

L’uomo che scrisse la Bibbia

1530 nei dintorni di Erfurt, in Turingia. Eleuterius, alchimista, prova a spiegare al borgomastro come fermare l’epidemia di colera che funesta la regione, ma lui non capisce e così Eleuterius viene bandito. Scappa nel bosco per trovare un nascondiglio e una casupola gli appare davanti, entra. Un tanfo di escrementi e vomito gli aggredisce le narici, accende un mozzicone di candela, accanto al camino spento vede un uomo ferito, cianotico, con il corpo scosso da brividi, che vaneggia parlando in greco, latino, inglese. Eleuterius esce di corsa dalla capanna, respira aria fresca e cerca delle piante medicinali, le conosce bene: non lo hanno reso ricco, ma tenuto vivo. Inizia a curarlo per un avvelenamento da funghi. Sul tavolo trova la Bibbia dei Settanta, il Nuovo Testamento di Erasmo da Rotterdam e la Bibbia Poliglotta Complitense. Che ci fa quel tesoro in quella catapecchia? Lì vicino vede anche una pila di fogli scritti con una grafia elegante, in inglese, inizia a leggere. È la Bibbia tradotta in inglese, un nuovo inglese elegante, chiaro e trascinante una musica mai udita prima, rimane incantato a leggere per giorni. Il malato lentamente si riprende, dice di chiamarsi William Tyndale, di fare il traduttore e di avere tanto da raccontare. Eleuterius, interessato, lo incoraggia. Lo scopo della sua vita, spiega Tyndale, è donare a tutti la voce di Dio, senza filtri né distorsioni: la Bibbia deve essere per il popolo e in inglese. Per questo si è recato a Londra dal Vescovo Tunstall per chiedere appoggio, ma lui glielo ha negato. Fuggito da Londra con l’aiuto di un amico mercante, si è fermato ad Amburgo e poi da Lutero, a Wittemberg, mentre continuava a tradurre il Nuovo Testamento dal greco. Tutto ha sacrificato per la sua missione, anche Margarete…

Marco Videtta con L’uomo che scrisse la Bibbia realizza un sogno nel cassetto. Anni di studio e il grande amore che ha per la lingua inglese lo fanno approdare al romanzo storico, lasciando il noir e le sceneggiature cinematografiche e televisive. Persone, fatti, date sono veritieri, tranne Eleuterius che è un personaggio di fantasia: medico, alchimista, ricercatore dei misteri della natura, della verità verificabile, ateo, umanista, dietro di lui si cela il punto di vista dell’autore. È grazie a Eleuterius che si svela William Tyndale, uomo religioso e di gran talento. Il Cinquecento è il secolo dei conflitti religiosi, delle scoperte geografiche e dei viaggi, dell’umanesimo italiano, di Enrico VIII che da difensore della Chiesa cattolica rompe con l’autorità papale. Per la Chiesa cattolica la Sacra Scrittura in lingua volgare era vietata e tanti furono i roghi di libri e degli eretici che li avevano scritti, Tyndale fu tra loro. Tradusse l’Antico Testamento dall’ebraico, studiando quasi due anni presso la scuola del rabbino Moses ben Israel Loewe a Lubecca, è l’inglese che deve adattarsi all’ebraico - pensava - e il Nuovo Testamento dal greco, 78 libri. Con gli stampatori di Anversa “inventò” il libro tascabile, facile da vendere, da trasportare clandestinamente in Inghilterra e pratico da tenere in tasca. William Tyndale ha creato l’inglese moderno, se quello di Chaucer era un gergo popolare di tessitori operai e commercianti il suo è diventato una lingua letteraria, quella di Shakespeare, quella di oggi. Dedicò tutta la sua vita a creare qualche cosa di più grande di sé, sfidando ogni tipo di pericolo: il re, la chiesa. In totale isolamento, la sua opera fu negata per 500 anni. Marco Videtta finalmente gli rende onore.



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