L’uomo dei tulipani

Roma, Perugia e Città di Castello. Un weekend del novembre 2016. Il bancario Lorenzo Fiorucci, fidanzato con Roberta e appassionato di tulipani, è dall’analista Renato Ferretti in un elegante studio ai Parioli. Nemmeno a lui lo dice, forse non potrebbe capire che ha deciso davvero di uccidere. Si sente diverso, fuori controllo nella giungla umana; non riesce più a reprimere la piovra oscura che lo sta lentamente divorando, ha in mente un disegno cattivo per aprire il sipario su una nuova vita. Quel fine settimana va a trascorrerlo nella graziosa e malinconica cittadina adagiata sulle colline umbre e, per venticinque euro a notte, ha affittato l’ultimo appartamento mansarda dall’anziana donna Maria, occhi azzurri e severi. Arriva il venerdì sera e ha subito l’impulso di strangolarla da dietro, poi decide di aspettare, l’appuntamento con la prima vittima è per il giorno dopo. Sabato parte all’alba in treno per Perugia anche la bella avvocata Laura Cutrì, laureata da non molto e motivata praticante, avrebbe voluto restare nella capitale e uscire con un Andrea da poco conosciuto in discoteca (l’aveva invitata a cena al suo ristorante preferito di Ponte Milvio e l’attizza proprio), ma l’avvocato Bianchi le ha chiesto di partecipare al convegno della mattina sull’attività forense al servizio del credito bancario, poi di incontrare nel pomeriggio un importante cliente in una sperduta località umbra, sarà una giornata che le sconvolgerà la vita, ma ancora non lo sa. Intanto, preda di un’allucinazione fra le bancarelle, Lorenzo ostruisce il passaggio a una vecchia e, dopo poco, vede che le è caduto un vaso di fiori in testa, uccidendola, si tratta giustappunto di donna Maria. Il giovane appuntato dei carabinieri Orazio Franco Laganà, padre calabrese, vede un petalo e non è convinto che si tratti di un incidente, clandestinamente continua a indagare. Seguiranno molte altre morti sospette prima che si riesca forse a comprendere gli arzigogolati fili criminali…

Il giornalista e consulente finanziario calabrese Elia Banelli è all’esordio letterario, narra in prima persona del tormentato Lorenzo e in terza sugli altri vari personaggi. Sessantasei capitoli ben architettati, anche se con qualche fragile ingranaggio di troppo e talune descrizioni stereotipate. L’instabilità psichica gioca un ruolo determinante, i percorsi cervellotici di ciascuno, con regie e destini intrecciati intorno a una mente criminale che resta a lungo invisibile e dietro le quinte, l’uomo dei tulipani (da cui il titolo). Non solo fiori e opere di bene, nulla affatto. Quando Lorenzo giunge nel borgo medievale sul Tevere, c’è la tradizionale annuale Fiera nazionale dei tartufi (soprattutto) bianchi, alcuni custoditi in spesse teche di vetro come fossero gioielli, stradine e piazzette brulicanti di visitatori. L’incontro cruciale avviene però altrove, sull’Isola Maggiore, bel posto; ma non sarà finita lì! Segnalo il tipico liquore appenninico per correggere il caffè, il Varnelli, non tanto simile alla sambuca, più secco. La radio consente finalmente di ascoltare Freddie Mercury, raggiante, che canta The Show Must Go On.

 


 

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