L’uomo del sorriso

L’uomo del sorriso

Maria di Migdal è diversa dalle sue compaesane. Loro credono nel Dio di Abramo e di Isacco. Lei, invece, si chiede se esista davvero questo Dio o se, piuttosto, non sia la dea Ashera, la Dea Madre, a governare le sorti del mondo. Un culto impastato di segreti e silenzi, come i dolci di miele e sesamo. Entrambi dono di sua madre, la sua roccia. Persa troppo presto. Al pozzo incontra Marta, sorella di Lazzaro, l’unica che cerca di avvicinarla, nonostante quello che si dice di lei. Marta e Astaroth, lo sciocco del villaggio, sono le uniche relazioni che sanno di umano. Per il resto, i suoi rapporti sono soprattutto scambio con uomini in cerca di piacere. Semplicemente clienti. Dopo però Maria resta sempre sola, sola con il desiderio di figli che non ha mai avuto. Seguendo le sue poche capre, si imbatte in un gruppo di Esseni in abiti di lino bianco. Nascosta, nutre la sua anima affamata con i loro strani discorsi. Maria è così concentrata che non si accorge dell’arrivo di Giovanni, il suo unico vero amico. È lui che le parla del figlio di Maria di Nazareth, suo cugino. Un uomo come nessuno. Quelle parole le risuonano nella mente fino a quando non lo rivede battezzare la gente nel Giordano. Ancora con la stessa fissazione per Yeshua’. Ma chi è il figlio di Yosef il falegname? Quali pensieri si nascondono dietro quegli occhi profondi? Maria non può che esserne attratta e decide di seguirlo…

La storia del nazareno è forse la più narrata e la più conosciuta al mondo. Patrizia Poli la presenta attraverso una nuova prospettiva (quella squisitamente umana) e da un punto di vista particolare (quello di una donna). Maria è una donna libera. Libera da legami, umani e religiosi. Cerca di resistere a quest’uomo che la penetra con lo sguardo, che le parla dritta al cuore, che non sempre comprende ma che certamente l’affascina e la trascina con sé in un’avventura incomprensibile. Il divino che si fa umano. Pienamente umano. Le storie, i luoghi, i personaggi sono narrati con uno stile personalissimo e con dettagli che rimandano alla ricerca storiografica. L’approccio storico si fonde, però, finemente con la finzione narrativa che si sviluppa attraverso i pensieri dei personaggi: lo sguardo attento dell’autrice rivela una profonda capacità di introspezione e la sua penna è sapiente nella descrizione dell’animo umano così come nella rappresentazione dei luoghi. Ma L’uomo del sorriso è soprattutto il racconto di relazioni, di rapporti umani, affetti e sentimenti, nel quale tutto pare mescolarsi: tradizione e finzione, storia e fantasia, regole e desideri. Un romanzo che, lontano da ideologie e da velleità religiose, indaga quei piccoli gesti di personaggi lontani nel tempo e nello spazio che hanno cambiato la storia dell’umanità. Perché, come la stessa autrice sottolinea, “Anche chi non crede conta gli anni dalla nascita di Cristo”.



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