L’uomo di gesso

L’uomo di gesso
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Anderbury, a una trentina di chilometri da Bournemouth (costa sud dell'Inghilterra). La piccola città sembra pittoresca: tanti bei parchi con passeggiate lungo il fiume e avventurosi boschi oltre i margini, a un tiro di schioppo i monti (New Forest) e le spiagge della Manica, bella piazza centrale, strade ancora di ciottoli, cattedrale (abbastanza) famosa con antica guglia in restauro, variopinte sale da tè, percorsi da casa a scuola (o lavoro) da fare a piedi, dignitose scuole, un hotel di lusso, farmacia libreria supermercato tutti pezzi unici, pochi abitanti che si conoscono (più o meno), affollata solo d‘estate per i turisti. Trent’anni fa Eddie “Ed Munster” Adams, figlio di un’alta ginecologa con molto lavoro (anche aborti) e di un barbuto scrittore con poco lavoro (in riviste e giornali), aveva 12 anni e faceva banda con i quasi coetanei Gav la Palla, Mickey Metallo, Hoppo e Nicky, ragazzina molto carina con lunghi capelli rossi, pelle chiara, numerose lentiggini, e il padre pastore della chiesa locale, il reverendo Martin, da lei odiato. Quell’estate accaddero una serie di eventi che travolsero l’amicizia e sconvolsero l’inquieta cittadina, in particolare fu trovata la Ragazza del Valzer con le membra sparse nel bosco (non la testa, qualcuno l’aveva messa in uno zaino). Reincontriamo il professor Adams nel 2016, ancora lì. Ha 42 anni, capelli folti e neri, qualche ruga d’espressione, è molto alto e un poco ricurvo, insegna con passione letteratura inglese, ha vissuto insieme alla madre (restata vedova e ora 78enne) finché cinque anni prima lei non ha conosciuto Gerry seguendolo in una casa ecologica nelle campagne del Wiltshire. Ed, single e solitario, si cucina (maluccio), soffre d’insonnia, beve troppo, continua a collezionare cose, per integrare il reddito affitta una stanza alla giovane Chloe. Torna un vecchio amico, omicidi e violenze del passato vengono di nuovo a galla, con aggiornati pericoli…

C. J. “Caz” Tudor è nata a Salisbury e cresciuta a Nottingham, dove vive con il suo compagno e la figlia. Ha lasciato la scuola a sedici anni e poi ha fatto di tutto un po’, sempre scrivendo come prima o seconda attività: tirocinante giornalista, autrice per la radio, cameriera, assistente di negozio, agente pubblicitaria, doppiatrice, presentatrice televisiva, sceneggiatrice, dog-sitter. Ora, con il romanzo d’esordio, da agosto 2017 è una scrittrice di enorme successo, caso internazionale all’ultima Fiera di Francoforte, diritti venduti ai quattro angoli del globo, traduzioni in corso un po’ ovunque. Il titolo è inevitabile, tutto ruota intorno al secchiello di gessi colorati: regalati da chissà chi a Gav per il compleanno (come davvero, tempo fa, da Claire e Matt all’autrice ispirata), usati dai cinque piccoli della banda con il disegno di ometti per darsi appuntamenti segreti e riconoscersi (Ed arancione, gli altri rosso o blu o verde o giallo), ometti di gesso poi apparsi nel bosco e sulla scena del delitto, nomignolo dell’inquietante buon signor Halloran appena arrivato per insegnare alla ripresa della scuola (albino allampanato). La narrazione è tutta in prima: il punto di vista è di Ed, allora (al passato) e ora (al presente). Come il mondo gli andò in pezzi da ragazzino, come rischia di accadere altrettanto. Per quasi tutto il romanzo si alternano i capitoli 1986 e 2016, con buon ritmo, ognuno con qualche suspense finale, sempre in parallelo temporale sui vari personaggi. I genitori erano minacciati dalle faziosità ideologiche contro l’aborto: ripensandoci, direbbe che “un sacco di attivisti radicalizzati” erano convinti di fare la cosa giusta… così potevano giustificare tutte le cose sbagliate che facevano in nome della causa”. Quando vuole far colpo Ed prepara spaghetti al ragù e abbina il rosso Barolo; quando è solo, bourbon! Chloe ascolta punk/folk.



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