L’uomo invisibile

Fine ‘800. La quiete di Iping, un sonnacchioso villaggio del Sussex, è turbata dall’arrivo alla locanda “Coach and Horses” di un misterioso individuo. Un turista in febbraio in una località del genere è davvero un colpo di fortuna, quindi la proprietaria, la signora Hall, gli assegna con gioia la sua migliore camera. Si tratta però di un cliente ben strano. L’uomo non mostra mai il suo volto a nessuno, anzi copre ossessivamente ogni parte del suo corpo con vestiti, sciarpe, bende, foulard, occhialoni neri e cappello a larghe falde. Non tollera intrusioni in camera sua, non dà confidenza a nessuno e tratta la signora Hall con modi bruschi. A Iping non si parla d’altro che di quel forestiero sfuggente e le illazioni sui motivi che lo inducono a nascondersi il volto impazzano… Un celebre batteriologo riceve la visita di un uomo morbosamente interessato ai bacilli più contagiosi. Lo scienziato mostra con emozione una provetta contenente “un’epidemia” di colera: basterebbe spezzare il vetro e versare il contenuto della provetta nell’acquedotto di una città e “una morte rapida e terribile, dolorosa e degradante si scatenerebbe”. All’ospite del batteriologo brillano gli occhi…

In questa antologia di racconti fantastici in senso lato e avventurosi si parla di bioterrorismo ante litteram, di vampiri del Borneo (i mammiferi volanti, non i non-morti), della campagna militare dei britannici contro i ribelli Lushai nell’India dell’800. Ma ovviamente a rubare la scena è la title track. La favola morale di H. G. Wells sull’uomo che rende le sue cellule impermeabili alla luce ma diventando invisibile diventa anche un reietto, perde aderenza al tessuto sociale e simmetricamente perde la sua moralità risale al 1897 (uscì prima che in volume a puntate sulla rivista “Pearson’s Weekly”). E - ahinoi - è invecchiata male, contrariamente ad altri classici di Wells. L’idea di partenza è ottima (non a caso è stata saccheggiata in innumerevoli film, serie tv, romanzi, fumetti e via dicendo nell’ultimo secolo), ma è gestita al risparmio, senza sorprese, con un tono da commedia nera più irritante che ironico.



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