L’uomo isola

L’uomo isola

Martina è una insegnante precaria di Roma, non più giovanissima. È single ed abbastanza delusa dagli uomini. C’è sempre qualcosa che manca o qualcosa di troppo. La noia la spinge a curiosare in internet e, su un sito di incontri “particolari”, s’imbatte in un annuncio un po’ poetico ed un po’ misterioso… “Cerco una farfalla, libera e creativa… non solo per le sue ali da legare… schiava appassionata ma forte nella psiche…”. Martina ne rimane colpita e decide di intraprendere una corrispondenza firmandosi Alice. L’uomo si firma Lorenzo, proprietario di un camping in Sicilia. Martina gli manda delle foto. Pezzi del suo corpo catturati dalla macchina fotografica, come pezzi di un puzzle da ricomporre, ma Lorenzo è un compagno di penna strano, scrive anche cose offensive a volte, altre volte scompare per giorni. Ogni tanto cita Eleonora, una grotta, una barca, un amo nella bocca. Eleonora è parte di un vissuto che Lorenzo accenna, ma che Martina già avverte come radicato dolorosamente in lui. Nonostante tutto in Martina è sempre più forte il desidero di scoprirlo, di conoscerlo, di incontrarsi. Arrivata l’estate parte per la Sicilia, verso il camping che Lorenzo gestisce, ma non si farà riconoscere subito…

L’uomo isola è un libro che tocca varie corde, molto intime, dell’animo umano. Lo fa partendo da una scontentezza e da una insoddisfazione comuni e piano piano viaggia sempre più verso il profondo. Martina e Lorenzo si incontrano e da lì sarà inevitabile scavare nei recessi del loro passato, cercare qualcosa di luminoso o di molto oscuro, tentare di attaccarli e tenerli uniti. Tra i due personaggi, in realtà, ci si aspetta un gioco differente, almeno a leggere il carteggio iniziale. Martina come nuova Eleonora: ci si aspetta che la storia si ripeta e che quella che, inizialmente, sembra una attrazione molto carnale ‒ vagamente tra schiava e padrone ‒ esploda in un acme finale. Quello che, invece e meno prevedibilmente, ne esce fuori è un confronto, una confessione, la scoperta senza eccessi del segreto di Eleonora che tormenta Lorenzo. In questo senso si resta un po’ spiazzati, proprio perché manca quello scontro tra presente e passato atto a sublimare il dramma che, al contrario, si attenua in un più romantico avvicinarsi di solitudini. Una scelta che, però, non deve deludere, ma che elude, al contrario, facili pronostici. Per tutto il romanzo aleggia così uno spirito malinconico e nostalgico, complice anche la grande abilità di Ponturo nel rendere le ambientazioni romane e siciliane che fanno da sfondo alle sue “isole”.



 

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