L’uomo a rovescio

L’uomo a rovescio
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Sibellius e Marcus, due lupi che si sono stabiliti sulle montagne del Mercantour, nel sud della Francia, da anni sono tenuti sotto osservazione dagli studiosi. Lawrence Donald Johnstone, noto giovane studioso di grizzly canadesi, ha perso la testa per questo pugno di lupi europei e da mesi si è stabilito in un villaggio montano per fare un reportage. Ma un lupo manca dal branco e centinaia di pecore vengono sgozzate nella notte. La ferocia, come la paura, aumenta quando Susanne Rosselin, solida allevatrice, viene brutalmente uccisa come le sue pecore nella notte. Il commissario Jean-Baptiste Adambsberg dal suo appartamento di Parigi apprende la notizia dal telegiornale, ma non sono i lupi a interessarlo: piuttosto una ragazza mora che indossa stivali in piena estate, Camille, sparita cinque anni prima dal letto di Adamsberg dopo due giorni d’amore. Il terrore atavico del lupo sposta la sua attenzione sulla possibile presenza di un lupo mannaro, che la popolazione identifica nel solitario Massart, che - sparito dal villaggio - viene inseguito da un’improbabile comitiva a bordo di un camion bestiame che puzza di grasso di lana. Camille insieme al Guarda, un vecchio pastore taciturno, e al giovane nero Soliman, sospinta dal suo uomo, Lawrence, insegue la belva per strade arse e bianche come vecchie cicatrici nel fianco della montagna e piccoli villaggi a nord di Nizza. Ed è qui che Adamsberg la ritroverà, immersa fino al collo in una storia che proviene da un passato di dolore e odio...

Classico giallo in stile Vargas, dove la belva feroce presente nell’animo umano trova le sue giustificazioni fatte di dolore, privazioni, vendetta e riscatto. Una storia che porta il pacifico commissario Adamsberg fuori dalle strade di Parigi, dove conduce un’indagine solo per quell’amore che arriva da terre sconosciute che si porta dentro come un mondo sottomarino intimo ed estraneo, di quella ragazza dalla linea del viso limpida che si rilassa componendo musica e leggendo il Catalogo dell’utilensileria professionale. Adamsberg con il suo metodo di indagine un po’ confuso, da spalatore di nuvole, trasmette al lettore i suoi stessi dubbi, lo costringe al suo ragionamento senza logica apparente, insieme a lui aspetta che il segno che è scritto nell’aria arrivi a risolvere il caso. La meticolosa descrizione di Fred Vargas e la pacatezza del commissario fanno di questo giallo una lettura più che piacevole e alla fine hai voglia di vivere ancora altri momenti al fianco di Adamsberg.



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