L' arrivo delle missive

La Grande Guerra si è conclusa ormai, ma ha lasciato ampie e profonde ferite ovunque. Perfino nella tranquilla e idilliaca campagna inglese, in un piccolo paesino sommerso fra i pascoli, c’è chi piange i suoi morti e i giovani che non sono più tornati. La guerra, del resto, non è stata l’unica calamità. La terribile epidemia di influenza spagnola ha riempito di nuove tombe il piccolo cimitero locale e decimato la popolazione locale. La nuova primavera, però, porta speranze di un futuro migliore. La giovane Shirley Fearn, figlia diciassettenne di un modesto proprietario terriero, ha il cuore e la fantasia di una sognatrice. Shirley sarà la prima donna della sua comunità a insegnare, inculcherà nuovi valori di pace e amore. Lo farà aiutando il signor Tiller, il maestro della piccola scuola locale, l’amore della sua vita. Povero signor Tiller, in paese tutti ne parlano male per via della sua ferita di guerra. Dicono che non è più l’uomo di prima, che non mostra mai a nessuno quella ferita. Ma perché, poi, è così determinato a nascondere la cicatrice sotto un panciotto sempre ben abbottonato?

Fin dalle prime righe di questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2016 e colpevolmente ignorato dai grandi editori italiani, si capisce che Aliya Whiteley è una scrittrice assolutamente fuori dagli schemi, che il suo è un mondo a parte. Un mondo ricchissimo di immagini, sensazioni ed emozioni molto articolate, un mondo ansioso di uscire dalla pagina per insinuarsi con garbo nella mente e nel corpo del lettore. Un mondo fatto di verdi colline, sentieri ghiaiosi e piccoli torrenti d’acqua cristallina: qui la campagna inglese è parte integrante di una storia raccontata a cuore aperto. Ciò che colpisce è proprio la spontaneità con cui il racconto fluisce e, pagina dopo pagina, si avviluppa lungo le spirali della coscienza per sprigionare la sua magia. Sì, perché una volta tanto il classico stream of consciousness tanto caro alla tradizione letteraria inglese (penso soprattutto a Virginia Woolf, più che a Joyce) scorre qui con una vivacità e una freschezza non comuni. La personalità della protagonista, una diciassettenne di campagna con la testa piena di sogni, ma anche sicura di sé e delle sue scelte, sgorga inarrestabile fra le righe e impregna ogni singola virgola di questa storia. Un personaggio potente come pochi, una giovane donna che fa delle sue consapevoli fragilità uno scudo capace di abbattere anche l’oscurità più profonda e inquietante. La forza delle proprie insicurezze, il cuore che sgretola ogni paura e non vacilla davanti al mistero che avvolge sempre più la piccola comunità rurale. La storia si dipana spogliandosi degli schemi ormai collaudati, tipici della tradizione fantastica, per aprire nuovi orizzonti e approdare a uno sviluppo molto originale. Non a caso, l’opera ha figurato fra i finalisti di premi letterari molto prestigiosi: dal John W. Campbel Award, al BSFA Award, al James Tiptree Jr. Award. Non a caso, la Whiteley è considerata dalla critica anglosassone come l’erede di Margaret Atwood. Complimenti all’editore, una scoperta davvero piacevole.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER