La baia

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Un uomo esce con il suo kayak nella baia perché deve spargere le ceneri del padre nelle acque spumose e irrequiete dell’oceano. Il cielo non promette affatto bene, nuvole all’orizzonte si stagliano scure, ma lui ha deciso che uscirà lo stesso per liberare la vita di suo padre, perché egli ritorni come elemento tra gli elementi. La tempesta lo coglie improvvisa e violenta, un fulmine lo colpisce. Quando si risveglia è ferito, un braccio sembra non appartenergli più e l’altra mano gli procura un dolore intenso che gli ricorda che è vivo. Chi è? Cosa gli è successo? Cosa faceva in mezzo all’oceano? Cosa è quella polvere spessa che ricopre ogni cosa? La priorità è sopravvivere, all’arsura, alla fame, al caldo. Ha un kit di sopravvivenza che non basterà se rimarrà a lungo in quella situazione. Sprazzi di memoria ritornano, visioni fugaci di una donna in attesa che accarezza un pancione prominente e, lontanissima, appare una striscia bruna di terra…

Molte poesie (richiamo l’Odissea di Omero, storia del naufrago per eccellenza), romanzi (l’epilogo di Moby Dick di Melville e de Le avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe, oltre ovviamente a La vita e le avventure di Robinson Crusoe di Defoe, solo per rimanere ai classici, ma l’elenco sarebbe lunghissimo), film (tra i tanti Cast away, Vita di Pi - tratto peraltro da un magnifico romanzo) e dipinti (come il conosciutissimo La zattera della Medusa di Théodore Géricault) hanno raccontato la storia di naufraghi, il terrore, le condizioni di sofferenza e la forte spinta alla sopravvivenza che diventa il primo motore delle loro angoscianti esistenze. Metafora di un viaggio anche interiore che rappresenta la vita stessa, il pericolo che essa costituisce per l’uomo, che rischia di perdersi tra i suoi flutti minacciosi, schiacciato dalla sofferenza, dal dolore d’esistere. Nel breve romanzo di Cynan Jones, il protagonista senza nome deve affrontare la sofferenza della perdita del senso di sicurezza che la morte del padre gli fa vivere. Perdere qualcuno che ami ti fa toccare il non senso della vita e ti fa desiderare di chiudere con lei. Deve lottare con veemenza per sopravvivere a quella tempesta, senza un arto, affamato e assetato, assediato da mille pericoli e con pochi, fallaci mezzi. Non sa più chi è, ha perso ogni cognizione di sé, la sua identità. Un ricordo riaffiora allora, quello di una nuova vita che gli appartiene e che lo ancora di nuovo alla all’esistenza e lo invita a lottare. La scrittura è elegante, misurata, un taglio di bisturi che incide le parole e rende visibile ogni particolare. Così pulita e limpida da permettere al lettore la libertà di andare al di là della pura narrazione, dentro gli abissi di un significato che è tessuto esperienziale di ogni essere umano.



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