La bambina con la valigia di cartone

Inghilterra, 14 novembre 1940. Un’esplosione e la terra trema. Un’altra esplosione e la terra trema ancora. Rumori terribili e sconosciuti terrorizzano Rose Sherbourne: pezzi di soprammobili e di chincaglieria varia continuano a colpirla incessantemente. I vetri si frantumano e un altro rumore orrendo e assordante si fa spazio, un’altra violenta esplosione la colpisce. Rose ha paura, si sente persa e affannata. Improvvisamente una fortissima raffica di aria calda travolge lei e sua madre e la piccola urta qualcosa di duro che le provoca un violento dolore alla schiena. Non capisce, è stordita, la polvere le annebbia la vista ed ecco un’altra esplosione. Crolla un muro, Rose è terrorizzata, qualcosa le blocca la gamba destra. Cerca di riprendere fiato, ma sente un sibilo, un fischio a lei familiare: la sirena. Sta per esplodere un’altra bomba e Rose prega, affinché esploda lontana da casa sua. Purtroppo la deflagrazione è vicina, tanto vicina da far crollare la parte restante del muro e far rimbalzare il corpo di sua madre, come fosse lanciato per aria. La ragazzina cerca di muoversi senza riuscirci: i mattoni la immobilizzano schiacciandola. Il petto le fa male e quel che è peggio non è ancora finita. Un’altra bomba, un’altra esplosione, un altro crollo. Ecco il fuoco di risposta, ecco il rumore dei motori che si allontanano, ecco il silenzio. Rose si guarda intorno, guarda la devastazione: alza gli occhi al cielo e vede la luna proprio sulla sua testa. La casa è scoperchiata, distrutta dalle bombe dei tedeschi. Le orecchie della bimba sono dolenti, uno strano tremolio le invade la mascella, il suo viso è bollente. Rose vede delle fiamme, ma si rende conto che sono abbastanza lontane da non poterla raggiungere, ma sufficientemente vicine per sentirne il calore. Si sente soffocare, ma è anche tanto arrabbiata e si sente tanto sola. Inizia a porsi delle domande, perché le sembra tutto così assurdo. Perché la sua mamma non l’ha portata al rifugio? Perché anziché mettersi al sicuro, ha ballato e ha voluto suonare il pianoforte? Perché sembrava allegra come se stesse per organizzare una festa? Rose piange, perché ricorda lo strano tono di sua madre che le urla di continuare a suonare, nonostante le bombe, nonostante la sirena. La piccola trema, sente rumori e urla intorno a sé: non è l’unica a non essere riuscita ad arrivare al rifugio…

Una storia nella Storia quella narrata da Glynis Peters nel suo La bambina con la valigia di cartone. Una narrazione che ha come sfondo i fatti drammatici della seconda guerra mondiale e che vede protagonista Rose, una bimba di sei anni rimasta orfana dopo un bombardamento nazista. La piccola vene affidata a Elenor Cardew, una giovane di vent’anni, figlia di un contadino della Cornovaglia, già particolarmente affezionata a lei. Inizia così l’avventura di una ragazza e di una bimba e il loro peregrinare tra la Cornovaglia e il Canada. Il loro non è un semplice viaggiare nel tempo, non è un solo cercare di sfuggire alle brutture della guerra: Elenor è a conoscenza di un segreto che coinvolge la piccola Rose, mettendo in pericolo la sua vita. Il suo ruolo nell’esistenza della bimba assume, così, un’importanza doppiamente vitale, ma la giovane non si lascia abbattere dalle responsabilità che le sono piovute addosso. Un romanzo tutto al positivo La bambina con la valigia di cartone, che nulla ha a che vedere con un racconto di guerre e fatti bellicosi, pur essendo una narrazione che accarezza la Storia. La Peters parla di amore, di sentimenti, di forza, di tenacia e di caparbietà e lo fa attraverso le figure di Rose, una bimba dolce e bisognosa di protezione e il poliedrico personaggio di Elenor, una giovane di una intelligenza sopraffina e di una fragilità immensa, cresciuta in una famiglia maschilista. Una ragazza che è costretta a diventare adulta in fretta, a bruciare le tappe della sua vita e a doversi prendere cura di se stessa e di una bimba. Delicata e di una forza incredibile la figura di Elenor, che vuole riflettere in maniera speculare la tenacia del popolo inglese nell’affrontare le invasioni naziste durante la guerra, nel rimboccarsi le maniche e nel risollevarsi dopo. Personaggio chiave, in una trama che si snoda in modo lineare e fluente, è quello di Jackson St John, un pilota canadese, che sarà un valido supporto per Elenor e un amore grande. L’autrice ha affermato di aver introdotto nella storia un aviatore canadese, in onore del Canada che ospita la sua adorata nipote. Una lettura piacevole La bambina con la valigia di cartone, in cui i sentimenti e le più vive sensazioni intrecciandosi con i fatti storici, creano una storia forte e nel contempo garbata. Gradevole la penna della Peters, che dona scorrevolezza al racconto, disegnando in maniera accurata ogni singolo personaggio che anima le vicende. Un intreccio vivo e coinvolgente, che pecca di chiusure piuttosto frettolose caratterizzanti alcuni passi del romanzo, che avrebbero meritato un’attenzione maggiore ai dettagli.

 


 

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