La bambina nel buio

La bambina nel buio

Agosto 1985. Meravigliosa villa a Campocroce (Treviso), nella campagna veneta del Brenta, “La Favorita” sul Terraglio è la perfetta ambientazione per una festa di lusso. Sta dando il meglio di sé con i riflessi del tramonto che si va spegnendo, ma che vengono accentuati, ancora dorati e caldi sulla facciata della casa, dalle torce di bambù accese e infilate nelle siepi di bosso. Paolo e Manuela Zanca festeggiano il loro anniversario e hanno invitato i loro amici più cari (e soprattutto più ricchi) che accolgono insieme alla loro figlioletta Moreschina. Tutto si svolge nello splendido giardino della villa, tra aperitivi e antipasti, con la musica alla moda del DJ, sulla quale qualcuno balla, qualche altro canta, organizzando estemporanei coretti a più voci. Non manca poi chi, guardando l’ostentazione di tutto quel lusso e quella coppia, non si dedichi alla più classica attività del pettegolezzo. Ma gli Zanca saranno felici? Ma come si fa a sposare una che si chiama Manuela e viene da Portogruaro? D’altronde anche Paolo non è che sia nobile, anche se ora tutti gli invidiano quei 40 miliardi di fatturato, a 43 anni, con la sua azienda con 200 dipendenti. E pensare che il padre era un venditore ambulante e girava per le fiere di Veneto e Friuli a vendere pentole, ciabatte e coltelli! Paolo Zanca ha messo in piedi la Param dal niente? “Ha avuto un’idea vincente: un filo metallico che fa solo lui in tutto il mondo. Era il ’59, era il Boom, non lo ricordate?”. Ma la tragedia è dietro l’angolo...

Due storie corrono in parallelo. In mezzo di sono 32 anni di storia, di vita, di vicissitudini, ma troppo spesso gli intrecci e gli eventi fanno sì che si intersechino tra loro, come se il tempo non fosse affatto passato, un concetto relativo che non permette di dimenticare, che prende alla gola. Antonella Boralevi è bravissima a tenere il lettore seduto sui chiodi, in tensione, in attesa del prossimo colpo di scena che ti fa saltare come un grillo. E ce ne sono di sorprese, a non finire, nell’uno e nell’altro binario e poi ancora, lungo i trentadue anni di distanza, spesso inaspettate, spesso attese e comunque sempre ben congegnate. Anche il ritmo impresso al romanzo è da fiato in gola, continuo e senza una pausa, fino alla fine, al punto che Venezia, la bellissima e romantica Venezia, è solo uno sfondo grigio e triste, dove imperversa la pioggia e ritorna preciso e puntale il “rituale” dell’acqua alta e delle passerelle sospese. Le indicazioni che dovrebbero portare alla verità, attraverso i libri classici, sono un piacevole “vezzo” a cui, però, non si presta la dovuta attenzione, presi come si è dall’incalzare degli eventi. Anche la nascente storia d’amore tra un commissario e una giovane donna inglese non riesce a mettere nella storia alcuna pennellata di rosa. D’altronde il fatto di cronaca nera di cui è intriso tutto il lasso di tempo è troppo angosciante anche per due innamorati ai primi battiti del cuore. Alla fine, Antonella Boralevi suggerisce anche una colonna sonora che accompagni la lettura, ma potrebbero bastare anche sospiri, fiato sospeso e attacchi di tachicardia.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER