La battaglia come esperienza interiore

“È stata la guerra a fare degli uomini e di questo tempo ciò che sono”. Figli di un’epoca di grandi scoperte scientifiche e di esplorazioni, convinti fino a quel momento che le macchine fossero “la chiave per avvicinarsi a Dio”, gli orgogliosi giovani dei primi del ‘900 si ritrovano all’improvviso raccolti uno contro l’altro “nel nome di una decisione arcana, sotto bandiere e simboli che certuni, increduli, hanno a lungo deriso”. È scoppiata la Prima Guerra mondiale, “burrasca di polvere da sparo, ferro e acciaio”. Assieme a tutti i loro istinti ancestrali e bestiali, anche la voglia d’orrore che accompagna quei giovani sin dalla loro infanzia finalmente trova soddisfazione. Quando urlando devono uscire dalla trincea e correre verso il tuono letale dell’artiglieria nemica, per loro è come fissare il volto della Gorgone che finora hanno solo sognato…
Anche l’ultimo scritto di Ernst Jünger ancora inedito in Italia vede finalmente la luce grazie alla piccola ma ambiziosa Piano B di Prato. È una eccellente notizia non soltanto per i feticisti delle bibliografie complete, ma per tutti: perché La battaglia come esperienza interiore è un piccolo gioiello. Un pamphlet emozionale scritto di getto dal giovanissimo eroe di guerra Jünger immediatamente dopo la sconfitta, che va a completare il capolavoro Nelle tempeste d’acciaio, il suo acclamato diario di trincea pubblicato poco prima. Qui si ragiona sulla esperienza interiore della guerra perché quella esteriore “parla da sé”, perché l’autore non ha “sentito su di sé la sola violenza della materia” così ben raccontata nel suo altro libro sull’argomento e ha un dannato bisogno di precisarlo. Ma non c’è solo lo sfogo sturm und drang di un soldato colto, in queste pagine. Nel fiume rabbioso di parole è nascosta infatti una riflessione profonda: la Grande Guerra è stata davvero “un turbine di violenza cruda e insensata, uomini su uomini lanciati tra le braccia della morte per via di una cieca obbedienza, vittime dell’irresistibile furia di una psicosi di massa”? O piuttosto una sorta di manifesto della modernità? “Le battaglie e le guerre ci sono sempre state, ma ciò che vediamo qui all’opera, oscuro e incessante, è la forma più spaventosa in cui lo spirito del mondo abbia mai modellato la vita. (…) Si coglie la stessa sobrietà inebriante che si manifesta solo nei cuori pulsanti delle nostre grandi città o nel concetto dei campi di forza elaborato dalla fisica moderna. (…) Ciò che qui sta per scatenarsi è una battaglia nel segno di una nuovissima epoca”.

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