La bellezza sia con te

La bellezza sia con te

È il primo giorno d’estate. Fa caldo. È alla stazione di Padova, aspetta un treno veloce, una freccia tutta rossa che sta arrivando. Ma sullo stesso binario intanto passa un lungo treno merci che non si ferma, diretto chissà dove: una vecchia locomotiva che traina allegramente un numero infinito di vagoni aperti, vuoti, rugginosi, sferraglianti. E quel rumore meraviglioso, al pari del ricordo per esempio di un padre che leggeva di continuo e tanti testi insieme e di una madre che invece più diligentemente ne portava avanti uno alla volta, in ordine, sul comodino, le risuona in testa come se si trattasse di una musica di partenze e di addii, tale che ogni volta che lo ode lei si commuove. Infatti il vecchio treno merci non compete di certo con le frecce o con altre sofisticate novità; e ha trasportato passeggeri solo in giorni lontani, giorni da dimenticare, terribili, orrendi, tristissimi, inumani. Le sbarre dei vagoni tutti uguali, tutti ugualmente tristi e pieni di ruggine, non contengono niente, e l’aria circola in mezzo liberamente, mescolandosi al fischio lamentoso della locomotiva. Forse solo qualche creatura d’aria è rimasta intrappolata da quelle sbarre, e ora vi si appoggia stanca, sfinita, esausta, estenuata, lasciandosi cullare dal vento. Forse sono solo parole abbandonate…

La bellezza salverà il mondo, scrive Dostoevskij. E una frase così breve ha fatto spandere ettolitri di inchiostro. La pace sia con te, dicono i testi sacri. E con il tuo spirito, di solito si risponde augurando almeno a parole ogni bene al prossimo e stringendosi in chiesa la mano. Facendo una crasi fra queste due che sono ormai espressioni davvero formulari si ottiene il titolo, ma anche un’accurata e riuscita sintesi, dell’ultima opera di Antonia Arslan, archeologa, docente, saggista, sorella di un luminare dell’otorinolaringoiatria, romanziera e voce del genocidio armeno – lei ha queste origini – ancora oggi di fatto negato dalla Turchia resa celebre dal suo esordio, La masseria delle allodole, che è diventato anche un film omonimo di Paolo e Vittorio Taviani, il loro diciottesimo, con, tra gli altri, Paz Vega, Moritz Bleibteru, Yvonne Sciò, Alessandro Preziosi, Ángela Molina e André Dussollier. Antonia Arslan scrive infatti un testo che è, prima ancora che un riuscito memoir, un romanzo, un saggio, una biografia, un’autobiografia e una raccolta di aneddoti e racconti, familiari e non, un augurio, un invito, un anelito di pace e speranza universale per la costruzione di una società migliore, più accogliente, più unita nelle diversità, uno sprone alla riflessione e alla condivisione, in primo luogo di beni spirituali, più preziosi e necessari di quelli materiali, di un comune senso di umana fratellanza in cui riconoscersi, da cui ripartire, per il quale impegnarsi e concretamente agire.



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