La biblioteca dei segreti

La biblioteca dei segreti
Dopo il terribile incidente che le ha portato via il marito a pochi anni dalle nozze, Jude è tornata presto al lavoro. Da quel giorno son passati quattro anni ma solo da qualche mese lei ha cominciato a realizzare quanto le è accaduto e l’impegno nel settore libri di una casa d’aste è ciò che davvero le sta dando la forza di ricominciare; certo ben più della relazione con un giovanotto rampante cominciata da poco. L’intuito la spinge da subito ad accettare l’incarico quando le si presenta l’occasione di valutare una collezione di libri e strumenti astronomici della seconda metà del XVIII secolo, appartenuti ad un nobile di campagna, studioso delle stelle,un’eredità che i suoi discendenti hanno deciso di mettere in vendita. L’occasione, d’altra parte, le permette di tornare nella contea del Norfolk, suo paese d’origine, e passare così un po’ di tempo con l’anziana nonna, sua sorella Claire e la nipotina Summer. Non è che con sua sorella siano mai state rose e fiori ma in occasione di questa visita i rapporti sembrano farsi presto stranamente più tesi. E non è solo questo a preoccupare Jude. Anzitutto le tocca sbrogliare la matassa che emerge dai diari di Anthony Wickham, l’antenato dei suoi committenti, nei quali compare una misteriosa ragazzina che lo aveva assistito nello studio del cielo stellato e che lui aveva deciso di adottare: eppure di questa Esther nessuno dei discendenti pare sapere nulla. Ma poi, mentre si trova a Starbrough Hall, la villa dei Wickam, Jude incomincia ad essere tormentata da un incubo ricorrente, lo stesso che -assurdamente!- spaventa anche la piccola Summer. Quando alcune bizzarre ed inquietanti coincidenze tra la sua storia personale e quanto narrato nei vecchi diari, come fossero legati dalle maglie di un antico gioiello in oro e diamanti comparso all’improvviso, cominciano a sconvolgerle l’esistenza, Jude è costretta ad interrogarsi su un inspiegabile susseguirsi di fatti tra passato e presente…
Il nuovo romanzo di Rachel Hore, responsabile per la narrativa in una nota casa editrice londinese, appare perfettamente in linea con i suoi precedenti: la trama unisce, ancora una volta sapientemente passato e presente e si tinge di misteri che troveranno una soluzione a secoli di distanza. Elementi per rendere affascinante questa storia ce ne sono fin troppi: sogni ricorrenti tramandati inconsapevolmente da donne sensibili imparentate tra loro, una magica torre che svetta verso il cielo stellato, zingare misteriose, un gioiello prezioso che appare e scompare, atmosfere inglesi settecentesche dall’indubbio fascino, orfanelle vessate da zie avide e malvagie, diari nascosti nelle crepe dietro gli armadi per celare oscuri segreti, l’incanto eterno delle stelle, intrighi presenti e passati in una vicenda al di là dello spazio e del tempo. Insomma un po’ troppa roba che conduce, alla fine della storia, ad una soluzione  forzata, determinata da coincidenze alquanto surreali. Sia chiaro: la trama non è male, il linguaggio abbastanza scorrevole (nonostante alcune “ingenuità” attribuibili, forse, alla traduzione), la prosa elegante. Ma risulta quasi faticoso superare una certa lentezza, non giustificata del tutto dal gusto squisitamente inglese,che disturba per almeno un terzo del romanzo. Certo, a vicenda inoltrata, non mancano i colpi di scena che possono coinvolgere il lettore senza pretese, interessato magari anche a  curiosità storico-scientifiche o naturalistiche che abbondano. E non restano deluse neppure le lettrici romantiche perché v’è spazio anche per una storia d’amore. Alla fine, una lettura gradevole senza infamia e senza lode, il cui fascino è ben riassunto nella frase d’esordio:” Sono così piccoli e casuali gli avvenimenti che determinano il destino di ciascuno di noi”. Come sostenere il contrario?

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