La botanica parallela

La botanica parallela
Nel 1970 Kamikochi, uno dei più noti biologi giapponesi, fece una scoperta sensazionale. Durante una passeggiata nella vallata di Higashi-tani scorse in cima a una collina un gruppo di fiori insoliti. Si stagliavano come nere silhouette contro il cielo luminoso e al contrario di qualsiasi oggetto, che appare più piccolo da lontano e quando ci avviciniamo aumenta gradualmente la sua grandezza, non cambiavano misura man mano che lui saliva la vetta del colle. Gli studi che condusse successivamente non lasciarono dubbi: si trattava di esemplari di botanica parallela. Questo regno imprevedibile e arbitrario si è imposto all’attenzione della scienza solo di recente. Anziché nella terra, le piante parallele affondano le radici in un humus onirico che le fa sfuggire alle costrizioni della logica. Benché percettibili come tutte le altre cose, la loro sostanza elude ogni analisi chimica e legge della fisica: sono “amateriche”. Tale singolare condizione parrebbe essere la conseguenza di un improvviso arresto del tempo, che le avrebbe colpite per cause non ancora identificate. Vivono isolate, individualmente o a piccoli gruppi, tranne alcune, come le mollette di bosco, che sono spontaneamente gregarie. Né vive né morte, “fossili di se stesse”, hanno nomi che riflettono il loro essere e anticipano la loro esistenza, come solea e giraluna. Tutti i nomi, infatti, sono racconti e queste strane piante, prima ancora di essere tali, sono parole… 
Sembra tutto perfettamente vero, ma è tutto straordinariamente falso. L’universo botanico parallelo così minuziosamente decritto in questo finto trattato pervaso d’ironia è frutto dell’estro visionario di Leo Lionni, pittore, grafico, scrittore, scultore e illustratore di libri per bambini. Pubblicato per la prima volta nel 1976 e rimasto a lungo introvabile, La botanica parallela è riproposto da Gallucci nella bella edizione arricchita delle tavole dell’autore, che amplificano il gioco del verosimile riproducendo la precisione dei dettagli delle illustrazioni degli autentici trattati d’epoca. Cronista di un sapere inesistente, Lionni ricostruisce le origini di queste stupefacenti specie arboree, ne esamina la morfologia, riporta anche i curiosi effetti che talvolta hanno sull’uomo. È il caso del Tirillus odorosus della Sierra Madre messicana le cui proprietà allucinogene e afrodisiache eccitano gli indios inducendoli a festose ammucchiate. Dal momento che i figli concepiti in quell’occasione sono di paternità incerta e crescono con le amorose cure dell’intera comunità, nella tribù dei Macholes questi baccanali hanno avuto vantaggi sociali indubbi, eliminando le nevrosi derivanti dal rapporto padre-figlio, l’eredità e la proprietà privata. Le piante parallele di Lionni hanno affinità elettive con i surreali vegetali del Nonsense Botany di Edward Lear, germogliati dalla contaminazione con animali e oggetti d’uso comune, e nella loro seriosa assenza di colore potrebbero essere il lato oscuro della coloratissima flora chimerica del Codex Seraphinianus di Luigi Serafini. Non ci stupiremmo di veder muovere fra di loro le mitiche creature della Zoologia fantastica di Jorge Luis Borges, né che poco lontano sorgessero le Città invisibili di Italo Calvino. Perché questo è il territorio in cui crescono, un diverso livello del reale che sta “di là dalla siepe“ in cui si incontrano meraviglie come le artisie, pura espressione di un folle impulso della natura a imitare l’arte, suggestivi esempi di una vegetazione immaginaria che celebra la fantasia letteraria e il suo potere di reinventare la realtà facendola esistere con la sola forza della narrazione.

 

 

 

 
 
 
 
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