La Cabala

La Cabala

Che cos’è la Cabala? Cosa significa, in ebraico, la parola “qabbalah”? Qual è la radice della parola “qabbalah” e qual è il suo campo semantico? Perché nel Medioevo la parola “qabbalah” si arricchì di nuove connotazioni, passando a significare qualcosa di diverso e più profondo rispetto a “tradizione”? Quanto decisiva fu l’influenza della gnosi sulla mistica ebraica? Quali furono i due testi biblici protagonisti delle principali speculazioni dei mistici? Che significa che la Torah rimaneva comunque essenziale, in qualunque ricerca esoterica? Cos’era la “Merkavah”, e che significava essere degni di accingersi alla “discesa verso la Merkavah”? Chi erano i cabalisti? Che cos’era il Sefer ha-Bahir, apparso nel 1185 in Provenza? In che senso è un capostipite? E cos’era, invece, il Sefer Jezirah, di qualche secolo più antico, trait d’union tra esoterismo antico e pensiero cabalistico medievale e moderno? In che libro appare, per la prima volta, il termine “sefirot”? Perché le sefirot sono dieci? Cosa sono le sefirot? Cos’è lo Zohar, il duecentesco “Libro dello Splendore”, e che ruolo giocò nel mondo della cabala? Perché viene considerata “opera per eccellenza” della tradizione cabalistica? A chi viene, storicamente, attribuita? A partire da quale secolo Safed, in Galilea, divenne il centro della cabala e della mistica ebraica? È vero che i cabalisti di Safed credevano nella metempsicosi, sulla base delle antiche nitzotot ha-neshamot? Chi era Isaac Luria Ashkenazi, gerosolimita, classe 1534, oggi noto in ambito cabalistico come ha-ARI, “il leone”? Quanto seminale fu la sua influenza sull’ebraismo? Chi era Israel ben Eliezer Baal Shem Tov, fondatore del chassidismo? Chi erano i “baal Shem” e che potere avevano? Davvero potevano curare ogni genere di malattie, del corpo e dello spirito? E cos’erano i dibbuk? Quando e dove si diffuse la leggenda del golem? Quando cominciò a circolare in ambito extraebraico? Da quali artisti venne estetizzata e rinnovata, tra letteratura e cinema? Qual era il significato antico e originario del termine “golem”?

A queste domande risponde la spiazzante e sofisticata trattazione di Daniela Leoni, La Cabala, pubblicata dalle Dehoniane di Bologna nella collana Conifere, a fianco a testi di Martin Buber e a studi sui “Cercatori di Dio”. La Leoni insegna Letteratura Chassidica all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ferrini” di Modena; ha insegnato Letteratura Yiddish all’Università di Bologna. Questo suo saggio, raziocinante, sintetico e lineare (“lineare” per quanto possibile, si capisce, considerata la complessità e l’estrema delicatezza della materia), è strutturato in quattro parti: “I «segreti della creazione» nel pensiero mistico-esoterico dell’ebraismo”; “Trascendenza e immanenza di Dio nella mistica ebraica e nella Cabala”; “Il golem e la Cabala pratica”; “Il dibbuk”. In appendice, bibliografia, strutturata in due parti: “Edizioni critiche utilizzate per le fonti ebraiche” e “Opere e studi”. Non credo sia il caso di consigliare La Cabala ai neofiti o a generici lettori forti; tecnicamente, si tratta di una pubblicazione che dovrebbe essere valutata, soppesata e scandagliata esclusivamente dagli specialisti: chi scrive si è accostato da vecchio lettore di pubblicazioni gnostiche, mantenendo qualche diffidenza e qualche prevedibile titubanza; deposta La Cabala nello scaffale adatto, al termine della lettura, ho immaginato che nel corso degli anni capiterà di doverci tornare su, per le ragioni più disparate, magari per cercare di decifrare uno dei “baale Shem” della letteratura ebraica, o per tornare a indagare il mistero di Enoc, o il segreto del Golem. La rassegna stampa, sin qua (fine febbraio ‘19) è stata incerta e trascurabile, eccezion fatta per tre, entusiastiche pagine di Giulia Villoresi sul «Venerdì»; in parte, probabilmente, per l’argomento; in parte, forse, perché è mancata – a quanto riesco a capire – una benedizione, sia pure “eretica” o giù di lì, dalla comunità giudia: ho cercato da più parti qualcosa che le somigliasse, mi sarebbe piaciuto integrarla nel pezzo. Mi limito a evocarla, a questo punto.



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