La cacciatrice di bugie

La cacciatrice di bugie

Firenze, 18 marzo 2014. È mattina, nella stanza si avverte il caldo che, senza mezzi termini, anticipa l’estate. I raggi del sole illuminano la scrivania di legno antico con due pc, una stampante e post-it colorati ovunque. Squilla il telefono e deve recuperarlo tra quella montagna infinita di fogli, quei fogli che, per lei, sono indispensabili e le servono tutti e tutti insieme. È Luigi Russo dall’altro capo del telefono: “Abbiamo bisogno di te, è urgente”. E, ancora: “Non leggere i giornali”. Già, come sempre, non deve farsi influenzare. Lei dovrà dare la disponibilità per le settimane successive e - inutile specificarlo - anche nei giorni festivi (cosa sono, poi, i giorni festivi?). Come sempre da vent’anni a questa parte. È da vent’anni che conosce Luigi, l’ispettore della polizia, è da vent’anni che gli uffici della Procura del Tribunale le sono familiari. Iniziò tutto nell’anno 1993, aveva solo 24 anni, fresca di studi in Giurisprudenza, e ricorda benissimo quella lontana notte del 27 maggio del ’93: le vibrazioni dei vetri, il rumore sordo. Una fuga di gas? O un attentato, un’autobomba?

Alessandra Monasta, nota per aver trascritto le intercettazioni nell’ambito di grandi processi degli ultimi anni - il mostro di Firenze, la strage di Erba per citarne qualcuno - racconta in questo romanzo-biografia la sua esperienza lavorativa: quella, appunto, del perito fonico forense. Professione per la quale non esistono né scuole di specializzazione né albi ai quali iscriversi. Basta essere reclutati in virtù di quella dote che da sempre l’ha caratterizzata: l’empatia, o, meglio quel “modo empatico che ha di stare al mondo”. Intelligente, attenta e soprattutto curiosa fino al parossismo. Ed è proprio la curiosità che l’ha spinta non tanto a “fare il perito fonico ma a essere un perito fonico”. Dalle sue parole emergono una grande passione, un enorme spirito di sacrificio e anche la difficoltà di staccarsi dal mondo lavorativo che permea e assorbe tutta la sua esistenza: complicato uscire con gli amici dopo aver trascorso innumerevoli ore con le cuffie che, volente o nolente, attivano tutti i suoi canali uditivi, onde per cui frequentare le persone le viene difficile non riuscendo a non ascoltare tutti i discorsi altrui. E ascoltare le vite degli altri spesso diventa spesso una morsa nella quale viene intrappolata: “passo più tempo nelle loro vite che nella mia”. Ma oltre alla ricerca della verità, allo studio minuzioso delle voci, al dar significato a minime inflessioni vocali e alle pause c’è anche una Alessandra figlia che perde la madre e una donna che si innamora nonostante il lavoro, “quel” lavoro.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER