La camera 207

Camera 207
Johannesburg, Sudafrica, nel sobborgo di Hillbrow, famoso per la sua alta densità di popolazione direttamente proporzionale agli alti livelli di disoccupazione, povertà e crimine, si intrecciano diverse esistenze al limite. In una stanza fatiscente di un vecchio albergo dismesso sopravvivono “provvisoriamente” sei ragazzi, ognuno con i propri progetti o modi diversi di sbarcare il lunario, principalmente nel mondo della musica, nella città che sembra offrire solo sogni, spesso irrealizzabili. Oltre alla voce narrante, che ci trasporta in maniera quasi fisica all’interno di queste quattro mure, ci sono, tra gli altri, Zulu-boy e Matome con le loro storie di disperazione quotidiana, di affitti pagati sempre in ritardo, di passioni vissute in maniera incosciente e senza precauzioni che si concludono con aborti o allontanamenti. Sono abituati a convivere con la violenza della loro città che, a ben guardare, rappresenta un vero e proprio rito di iniziazione: solo dopo essere stato derubato di tutto a Johannesburg puoi dire di esserne davvero un abitante...
Il ritratto che viene fatto della città sudafricana e dei suoi abitanti è molto lucido, a tratti spietato. Lo stretto luogo in cui si svolgono le diverse esistenze non è altro che una riproduzione in miniatura delle varie township che compongono quell’enorme agglomerato urbano che è Johannesburg, tristemente nota per il suo alto tasso di criminalità (secondo le statistiche primo a livello mondiale). La narrazione è veloce e senza troppi peli sulla lingua, condotta dal protagonista che parla direttamente al lettore, ponendogli domande o dimostrando di soddisfare a pieno le sue curiosità. Questo permette di provare quasi la sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo di questo rifugio, tra letti buttati a terra e fili elettrici scoperti. Utile il glossario alla fine del libro, che si consulta costantemente fin dalla prima pagina e che dà un significato a delle espressioni dall’affascinante musicalità.  Complimenti, quindi, a Kgebetli Moele, che è qui alla sua prima prova letteraria.

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