La canzone del giardiniere

La canzone del giardiniere
Il signor Karunakar Rao era davvero un individuo sgradevole.  Grigio di capelli e gracile nel fisico era all’apparenza educato e garbato, dai modi timidi e rispettosi. Di professione faceva il broker, ma ai nuovi inquilini dell’ala A dell’Utkrusha, condominio di quattro piani in uno dei grandi quartieri nella periferia di Bombay, amava presentarsi come una sorta di assistente sociale. I condomini delle sedici famiglie del palazzo però avevano imparato ben presto a guardarsi dai modi untuosi del signor Rao che, come unico talento, aveva quello di tirare fuori il peggio di ognuno, indagare nell’intimità di tutti e poi, dopo averli messi gli uni contro gli altri, gongolare soddisfatto per la zizzania seminata, guardando ciascuno dall’alto in basso. Perché i signori Rao, marito e moglie,si ritenevano “un paradigma di rettitudine”, depositari della Verità e della Giustizia e gli unici genitori capaci di educare rettamente i figli, nella fattispecie il malcapitato Vaibhav, un genio ventenne che li sopportava con pazienza lasciandosi chiudere in camera per punizione un giorno sì e l’altro pure. Presumibilmente alle sette in punto (neanche a dirlo: il signor Rao era un tipo preciso e puntiglioso!) lo sgradevole individuo è stato ucciso, e ora giace accasciato nell’ascensore del palazzo con gli occhi sbarrati. Ma, benché nessuno dei condomini sia stato risparmiato dalla lingua biforcuta dell’ometto infido e ognuno possa quindi essere il potenziale assassino, lo sgomento è il principale sentimento che rapidamente si diffonde tra tutti quando apprendono la notizia. Eppure c’è Kumudben, che ha subito un grave lutto ed ha avuto un esaurimento nervoso; della sua vicenda il signor Rao si era affrettato a diffondere una versione riveduta e corretta, corredata da sgradevoli commenti ed illazioni gratuite. C’è Alisha, madre di due gemelle che cresce da sola, perché suo marito ha chiesto il divorzio dopo essere stato convinto dal “premuroso” signor Rao di non essere lui il padre biologico. C’è Padmanabhan, l’ultimo arrivato, che, ignaro, ha difeso strenuamente l’ometto fino a che quello non gli ha sconvolto l’esistenza svelando a sua madre, rigorosamente a suo modo, una delicata e privatissima situazione coniugale. Già, son davvero tanti quelli che avrebbero voluto togliergli finalmente dal volto quell’espressione compiaciuta che nemmeno da morto sembra aver perduto. Ma chi è l’assassino?...
Sbrogliare la matassa tocca a Lalli, la detective in pensione che abita al secondo piano, rispettata da tutti i condomini e tenuta ancora in grande considerazione dalla Omicidi di Bombay che continua a rivolgersi a lei come all’Ultima Spiaggia, quando i casi sono particolarmente complessi. Se c’è una persona in grado di capirci qualcosa e individuare il responsabile quella è Miss Lalli, lo sa bene sua nipote, voce narrante del romanzo, che incomincia il racconto a partire da due mesi prima dell’omicidio e alla quale pare di riconoscere, nei fatti avvenuti, delle curiose similitudini con La canzone del giardiniere, una delle divertenti filastrocche nonsense di Lewis Carroll. Nel dipanarsi degli eventi il lettore diventa partecipe del clima di crescente tensione ed esasperazione culminato con la morte del perfido signor Rao e si incuriosisce con le storie che si intrecciano nella vicenda. Attraverso i tanti vissuti degli abitanti del palazzo, infatti, emerge pian piano il variopinto e variegato mondo dell’India, paese moderno dominato da tradizioni millenarie, con il suo folklore e le sue contraddizioni, tutte radicate in profondità fin nelle viscere di un popolo, assolutamente impossibili da scalfire, anche quando si infrangono contro la legge e gli echi lontani dell’Occidente. Anzi, dalle lusinghe occidentali e dalla loro violenza camuffata da buone intenzioni che lastricano le strade pericolose della presunzione, l’India si difende proprio con la forza di suoi antichi costumi e aspetta che siano i naturali processi evolutivi a superare aporie e ingiustizie ormai anacronistiche. Bellissime, tristi, divertenti, curiose, le vicende delle vite dei condomini dell’Utkrusha  ci vengono raccontate in uno stile fluido e gradevole, con un linguaggio colto e raffinato e un umorismo sorprendente. La canzone del giardiniere è il secondo romanzo della Swaminathan, scrittrice e medico a Bombay, che vede protagonista Miss Lalli, una sorta di Miss Marple in salsa indiana, che della detective inglese ha la stessa perspicacia, simpatia ed agilità mentale malgrado  l’età. Un giallo decisamente intrigante che, a dispetto della lentezza tipica di certa letteratura orientale, si avvale, al contrario, di un ritmo ben tenuto che mantiene desto l’interesse del lettore divertendolo e facendolo spesso sorridere con gustose battute e simpatiche arguzie. Decisamente una scoperta sorprendente, consigliabile agli amanti dei gialli che vogliano respirare aria di leggerezza e di novità.

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