La canzone del sangue

La canzone del sangue

Ponzetti è ben deciso a godersi le vacanze. Così in un pomeriggio di sole, in spiaggia con la famiglia, riesce a perdere volontariamente ben otto telefonate prima di chiedere alla figlia, qualora il cellulare squillasse di nuovo, di rispondere e comunicare che lui è partito. Quando il maledetto suona per l’ennesima volta però riconosce il numero di Iannotta, e la vacanza grazie al questore non è più proprio completa. In buona sostanza Ponzetti deve andare a parlare – non è ben chiaro di cosa – con una signora, amica del questore. L’incontro con la donna è decisamente strano, lei lo accoglie suonando al piano una delle melodie più famose della tradizione siciliana e poi, forse Circe o forse Nausicaa, riesce ad affascinare il commissario congedandolo con un bacio non esattamente casto, dopo avergli sommariamente detto che la canzone suonata è la sua sola speranza e gliela vogliono togliere. La sera stessa, il suocero della donna viene ucciso e lei scompare. Un’ammissione di colpevolezza? Una fuga per evitare l’umiliazione preannunciatale di essere cacciata? Di certo c’è solo che Ponzetti è alle prese con paternità incerte (umane e musicali), figlie e fidanzati. E una vacanza decisamente anomala…

Sesta indagine per il commissario che avevamo incontrato la prima volta alle prese con la morte di una gattara. Iannotta e Galloni, i personaggi che lo accompagnano rispettivamente in veste di collega e di amico, sono cresciuti insieme a lui e alla famiglia. La particolarità della scrittura di Ricciardi è di essere gentile, mai volgare e decisamente rilassante nonostante gli argomenti siano inevitabilmente legati a morti violente e altre “amenità”. Altra peculiarità è quella di usare ironicamente la metanarrazione, con lo scrittore “padre” di personaggi di carta, che tali si dichiarano. Al punto che Ponzetti riceve una lettera che lo indirizza nell’indagine nientemeno che dal commissario Montalbano. (Ricordiamo che la vicenda si svolge in Sicilia). Insomma romanzi piacevoli, gialli ma non troppo, letture che vanno bene per distrarsi per passare qualche ora di sano relax: attenzione, “leggeri” non vuol dire superficiali o scritti male o tirati via, anzi. Bella l’evoluzione del Gallotti, amico-coscienza-spalla, che stavolta è alle prese con un problema di etica che riguarda l’amatissimo Socrate, pastore tedesco cieco in mano al veterinario per un tumore, ma che potrebbe recuperare la vista.



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