La carne

La carne
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Peach è vegetariana, la carne la disgusta fino al vomito. Un giorno viene violentata da un uomo fatto di salsicce. Quando torna a casa è ferita, il sangue le cola lungo le cosce e camminando imbratta il pavimento del corridoio, del bagno e della camera da letto: grosse gocce porpora che macchiano l’intimo della sua vita. Peach non vuol dire niente a nessuno, non vuol raccontare né ai suoi cari né al suo fidanzato cos’è accaduto, così si cuce la ferita da sola, nella penombra della propria stanza, e si dirige in cucina per la cena. Ad aspettarla c’è la sua famiglia, un nucleo tanto bizzarro quanto incredibilmente funzionante. I genitori, che senza inibizione sessuale alcuna non fanno altro che baciarsi e palparsi e toccarsi e strusciarsi. E il fratellino fatto di gelatina, ancora in fasce, trattato e visto da tutti come una sorta di soprammobile. Peach ci prova, a fingere che tutto vada bene. Ci prova, ad andare avanti. Ci prova, a volgere i suoi pensieri altrove. Ma non ne è capace. Il viscidume, il puzzo, la consistenza e la figura di quell’uomo fatto di salsicce le sono rimasti incollati addosso e la tormentano senza lasciarle scampo. Prova a riprendere la sua vita. Va al college, incontra il fidanzato, esce con gli amici e gira per la città, ma tutte le volte lui è lì. Lui è sempre lì. A osservarla. A ricordarle che lei gli appartiene e che gli apparterrà sempre. La ragazza vegetariana però non ha intenzione di stare a guardare mentre quel pezzo di carne fetente si prende la sua vita, non lo lascerà torturarla fino alla follia. Agirà. E lo farà nel modo più brutale…

La carne è uno dei romanzi più incredibili che abbia mai letto. Ambiguo, folle e straziante e al tempo stesso coraggioso, divertente e tagliente. L’autrice è una ragazza inglese, giovanissima ma molto colta. Si chiama Emma Glass, lavora come infermiera a Londra e questo è il suo esordio. Una perla contemporanea, un pastiche letterario arricchito dall’influenza degli autori più diversi e disparati. Quello della Glass, infatti, è uno stile deciso, tanto particolare quanto interessante e complicato. Ricorda lo stream of consciousness di James Joyce, quella scrittura difficile da seguire, coi suoi periodi liberi da qualsiasi condizionamento e costrizione e la punteggiatura svolazzante. La caratterizzazione dei personaggi, però, si rifà in modo chiaro alla tradizione fiabesca britannica. La corrispondenza dei caratteri dei protagonisti al materiale di cui sono fatti – dalle salsicce alla gelatina, dal legno alla verdura – è l’eco di storie come Alice nel paese delle meraviglie. Aspetti sorprendenti, che fanno già in partenza di questo romanzo una rarità piuttosto intelligente e intrigante. S’aggiunga, poi, che la trama in sé, struggente e molto forte, verte su temi attuali e difficili. Lo stupro. L’omicidio. Lo stalking. Argomenti che nostro malgrado sono entrati nel quotidiano, nella vita di tutti, e che vengono trattati qui con una delicatezza e un’ironia tanto ben dosate da strappare un sorriso e allo stesso tempo da far riflettere. È così che La carne diventa un manifesto femminista, un grido di battaglia, una denuncia e un modo per evadere dalla realtà. Un romanzo bello, bellissimo, che dovrebbe trovarsi nella libreria di tutti.

LEGGI L’INTERVISTA A EMMA GLASS



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