La casa ai confini del tempo

La casa ai confini del tempo
Estate 1992 in vacanza dai nonni. Tutto è piatto, non si vede una collina nel raggio di chilometri intorno al Grande Fiume che attraversa la Pianura Padana.Qualcosa comunque sta per accadere e Zoe lo sente, anzi lo sa perché da un po' di tempo le cose le parlano: la caffettiera si è messa a sanguinare, il vaso di tulipani si è suicidato, le pastorelle vagabonde non prevedono il tempo, i tappeti scivolano lentamente verso destra, le chiavi spariscono. È  da quando ha compiuto undici anni che di notte sente anche strani rumori, il tavolo che scricchiola perché vuol tornare albero, il muro si crepa perché vuol essere di nuovo sabbia. Il fatto è che Zoe non riesce a capire cosa vogliono dirle, non c'è nessuna spiegazione plausibile, sono sciocche fantasie, dicono gli adulti. Zoe si stropiccia il lobo dell'orecchio per aiutarsi nella concentrazione e dalla finestra della casa treno dei nonni osserva i vicini, Lorenzo e il suo papà Carlo, la famiglia della roulotte,  Mujo con cui a distanza gareggia a fare la ruota. Un pomeriggio, mentre è a testa in giù contro il muro tentando la verticale, sente la mamma dire alla nonna che, da quando è successo quello che è successo, è diventata taciturna, non ride più,  il dottore le ha spiegato che succede ai ragazzini troppo sensibili, ma che prima di aggiungere altro doveva farle un test per stabilire a quale tipo psicologico appartenesse, così hanno scoperto che lei è una ITN, cioè una persona che...
Ilaria Vitali ha composto una narrazione tutta "sul confine": Zoe è  tra l'infanzia e l'adolescenza, la casa è tra il grande fiume e la pianura sconfinata, la realtà è tra la fantasia di una bambina e il terribile segreto degli adulti, la trama è tra  favola e  mistero, il linguaggio è tra lo stile deliziosamente ricercato e l'originale punto di vista fanciullesco.Ha scelto di ambientare la storia nel 1992 quando Zoe avrebbe potuto essere più o meno una sua coetanea, l'anno in cui  il suo mito, la ginnasta ritmica Maria Petrova, partecipò alle Olimpiadi di Barcellona, finì la Prima Repubblica Italiana, iniziò l'Europa unita, ci fu la strage di via d'Amelio e Tangentopoli, l'epoca in cui ancora non esistevano i cellulari e il computer, che per uno scrittore era un sogno; memorie riportate nella prospettiva della sua adolescenza che fanno da sfondo e strappano sorrisi nostalgici. Il lessico  utilizzato dalla Vitali è svagato e ingenuo, ma per niente casuale, così ben calibrato da non risultare artefatto; nella struttura e nei tempi  ha ricalcato i ritmi dei classici di Agatha Christie, con colpi di scena puntuali e efficaci; ha inserito simboli selezionati con cura, come il nome stesso della protagonista, che significa Vita, scelta che si comprende bene alla fine del romanzo. Un libro con dentro la musica, le trombe di Chet Baker  e di Miles Davis tra le righe disegnano note jazz , le tante allusioni e accenni richiamano autori amati, tra cui Leopardi, Calvino, Emily Dickinson, ma troviamo anche un prezioso omaggio alla principessa Rami dell'incantevole romanzo per bambini di Landolfi. L'autrice ha raccontato in maniera struggente il mondo e la realtà che circonda Zoe, senza tradire mai il punto di vista di questa ragazzina oppressa dalla voluminosa assenza paterna, che vive con un senso di minaccia quella che appare come la consueta vacanza estiva a casa dei nonni, insieme alla mamma da poco divorziata; ma c'è un "ma", le cose non sono sempre come sembrano, ciò che è iniziato come un racconto psicologico per adolescenti curiosi e poetici, pagina dopo pagina si trasforma, evolve, arriva alla scoperta della catastrofe inimmaginata e raggiunge la catarsi conclusiva. Zoe è un personaggio vivo, che ispira simpatia e entra nel cuore, è piacevole seguirne i  pensieri e l'originale sguardo sul mondo. Ilaria si dichiara diversa da Zoe, ma in comune  hanno molti ricordi e soprattutto la decisione, da grandi, di fare le scrittrici, perchè "questo mestiere sembra l'unico che permette, in qualche modo, di non rinunciare a nessun altro", Henri Louis Bergeson ha detto che "il presente è il limite indivisibile che separa il passato dal futuro", perciò oggi auguriamo a Ilaria Vitali un futuro ricco di scrittura fresca, profonda, ironica, densa di poesia come quella del suo recente passato.
 

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