La casa del poeta

La casa del poeta
Il bisogno di testimoniare un’amicizia, “la sua durata e il mistero che l’ha sempre segnata” è ciò che privilegia la perizia del racconto delle tanti estati trascorse da Paolo Lagazzi a Casarola, nello scenario privilegiato, nel territorio poetico di Bertolucci. E’ sui sentieri dell’Appennino parmense che si respira l’aria dell’io lirico in tutte le sue metamorfosi. Lagazzi racconta delle tante poesie lette con l’amico poeta degli incontri con altri letterati, poeti, artisti e della visione del mondo che parte da lì per avventurarsi lontano. E’ il viaggio nella storia di un vagabondo apparentemente quieto tra gli spazi della sua esistenza, scolpiti dagli ombrosi paesaggi dell’animo, tra i “sentieri sassosi”, “la foresta di castagni”, nei luoghi dove il poeta tenta di “rallentare la fuga della vita”. E’ il ritratto di un uomo nel “luogo magico della sua poesia” dove si fondono in profonda sintonia il desiderio di sostare e quello del conoscere l’altrove, i luoghi cognitivi abitati da sempre e quelli ignoti. L’autore coglie la vita magica di un flaneur che dialoga con gli oggetti e con gli spazi concreti fino a ricostruirne il senso intimo della poesia. Tra i ricordi di papaveri e di formicai, citati dal poeta nei versi o durante una conversazione, il libro rivela la capacità di aver saputo cogliere l’uomo in cammino e il suo sguardo devoto alla leggerezza e alla bellezza delle cose, “alla varietà maculata del mondo” come essenza stessa dell’io lirico. La verità che trascende ogni cosa e che non separa mai la morte dalla vita scorre dentro ogni riga nei discorsi del poeta mai riportati, ma sospesi e solo immaginati dal lettore, giunti a manifestarsi segretamente in controluce grazie alle alchemiche sequenze narrative dell’autore. Lagazzi torna “tra i viottoli e i prati di Casarola” per raccontare dell’amico poeta l’arte della conversazione, la sua dimensione domestica e quotidiana del rito del tè, i suoi ossimori: l’amore per il jazz e il melodramma, la solitudine, l’amore per l’amore e la paura dell’abbandono…
Attraverso una scrittura di confine l’autore dona fluidità al racconto impregnato di un delicato senso di leggerezza e di abbandono alla ricerca dell’essenza delle cose, più che a una sintesi biografica. E’ uno stile che ben raccoglie la portata visionaria e immaginifica del Bertolucci poeta, uno stile serrato nel ritmo ondoso in fuga tra tenui frammenti lirici e in sosta presso un mito mai attaccato dal tempo, ma che restituisce il non detto all’orizzonte della parola. Bernardo Bertolucci riconosce ne La casa del poeta il luogo magico della poesia, il mistero di quella “bolla poetica” che ha stretto nell’amicizia il padre Attilio e Paolo Lagazzi.

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