La casa delle parole

La casa delle parole
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1075 non è solo un numero. Da quando l’uomo è entrato a far parte degli Agenti del Servizio Nazionale è diventato anche il suo nome. Come molti altri giovani, anche lui è fuggito dalle campagne, abbonando la famiglia, per tentare di essere ammesso e così vivere quella vita lussuosa che per la maggior parte di loro resterà solo un sogno. Il mestiere dell’Agente, però, è anche molto duro. Sorvegliare la folla che all’interno dello stadio impazzisce ogni volta che il Lettore si esibisce durante L’Ora di Grazia mette a dura prova il fisico. Il Programma Nox, adottato dal Governo per mantenere l’ordine e “nutrire” il popolo con i libri, prevede letture pubbliche che liberino in un unico momento i sentimenti trattenuti nel corpo, come una droga di massa che prima fa godere e poi inebetisce. Ma 1075 è uno dei migliori. Osserva il pubblico andare in delirio per un Libro Brividi o un Libro Odio e resta impassibile davanti alla loro reazione. Tutte quelle parole non significano nulla per lui perché, come gli altri Agenti, non sa leggere e non dovrà mai imparare a farlo, condizione necessaria per restare nel corpo di guardia. Ma in un’Ora di Grazia, nel delicato momento che precede il finale, viene morso da un cane feroce aizzato contro la folla. Durante la degenza, l’immobilità che lo costringe a letto provoca in lui una strana reazione. Dal piano superiore e lussuoso dell’ospedale, di soppiatto scende alle stanze dei bambini malati, che stanno imparando l’alfabeto. Nascosto nell’ombra, ascolta la giovane insegnante spiegare il funzionamento delle sillabe…

Ebbene sì, i libri sono una droga. Il programma Nox, inizialmente pensato come surrogato per i tossicodipendenti, viene modificato per dare al popolo quello di cui ha bisogno. Ma, attenzione, i libri per come noi li conosciamo non ci sono più. Distrutti o nascosti, sono stati sostituiti da testi “monodose” e suddivisi per tipologia di emozione. Nella Casa delle Parole una moltitudine di racconti viene confezionata e poi venduta e, in più, ogni settimana i cittadini riceveranno la dose di droga tramite un reading pubblico. Il controllo della mente, questa volta, avviene senza procurare terrore, ma dando alla gente ciò che chiede e concentrato in un’unica sola ora potente. Questa è una favola nera, che trasforma il piacere della lettura in un veleno invisibile e il libro in uno strumento di persuasione come non se ne erano mai visti. Come per ogni favola che si rispetti, alla fine c’è una morale e un finale che ci insegna cosa significhi davvero leggere e scrivere. Céline Coulon, ventiseienne talentuosa e già apprezzatissima in terra francese, ci conduce in una piccola Matrix formato biblioteca, che ha obliato la magia della letteratura e trasformato i libri in una droga, il cui principio attivo è tanto spietato quanto semplice: la separazione delle emozioni che, isolate, ammorbano il cuore che diventa nero. Un solo argomento per una sola emozione, questa è la regola per godere nell’Ora di Grazia. Ma, come sempre accade, c’è sempre un’eccezione che sopravvive e che, alla fine, salverà il mondo. Persino dai libri.



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