La casa di Parigi

La casa di Parigi
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Henrietta fa il suo arrivo a Parigi in una fredda mattina di febbraio e attraversa quella città sconosciuta che scorre dietro i finestrini del taxi: in braccio la sua scimmietta di pezza, sul bavero una coccarda rosso ciliegia come segno distintivo e accanto sul sedile la signorina Fisher. Non ha mai lasciato prima di allora l’Inghilterra e ora con tutta la curiosità dei suoi undici anni ha davanti a sé una giornata per scoprire qualcosa in più della città francese di cui ha tanto sentito parlare. La signorina Fisher ancora prima di raggiungere casa sua avvisa Henrietta non solo della presenza di sua madre, da lungo tempo costretta a letto per una malattia, ma anche del giovane Leopold al quale secondo le direttive della padrona di casa non deve in alcun modo fare domande. Leopold ha nove anni e vive a La Spezia con una famiglia affidataria e proprio quel pomeriggio, per la prima volta nella sua breve vita, incontrerà sua madre nell’edificio a tre piani che ospita la sobrietà di casa Fisher. Henrietta si addormenta sul divano del grande salone, stanca del lungo viaggio e quando riapre gli occhi c’è Leopold a guardarla, un bimbo magro con gli occhi scuri, il naso pronunciato e i capelli ritti sulla testa…

Dopo una prima pubblicata nel 1991 da Essedue con il titolo leggermente diverso (La casa a Parigi), arriva sugli scaffali delle librerie questa nuova edizione con una nuova traduzione e soprattutto nella sua versione integrale, priva dei tagli che aveva subito quella precedente, La casa di Parigi. È il quinto romanzo di Elizabeth Bowen, irlandese di nascita e londinese di adozione, una delle principali esponenti del Bloomsbury Group. Non sorprende quindi che la quarta di copertina riporti il commento entusiasta di Virginia Woolf che su questa storia scrisse: “Leggendo, ho avuto la sensazione che il tuo mondo si imponesse sul mio. È quel che accade quando un romanzo ti prende per mano”. Impossibile non condividere l’ammirazione per una storia che già nel 1935, anno della sua pubblicazione, venne già acclamata come un classico, che in questa nuova traduzione acquisisce una prosa più moderna che nulla toglie però all’estetica originaria del secolo scorso. L’influenza filosofica di Henri Bergson rende il tempo protagonista di un romanzo indubbiamente moderno per l’epoca, ma che non perde oggi il suo fascino e la capacità d’incanto.



 

 

 
 
 
 

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