La casa estrema

La casa estrema

È il 1926, sulla costa est del litorale nordamericano. La falesia di terra e argilla si allunga per trenta chilometri nell’oceano, con uno strapiombo di cinquanta metri. All’alba è l’oro del sole a investirla, al tramonto l’ombra sul mare tempestoso. Al di sotto si estende la spiaggia di dune e le piante che con le loro radici tentano di proteggerla dall’erosione del mare e del vento. Sulla sabbia trova posto la piccola casa, sette metri per sei, composta da camera da letto e cucina, col camino di mattoni e la stufa per cucinare. Rifugio ideale in estate e inverno. È questa Fo’Castle “castello di prua”, con la sua verniciatura giallo camoscio e tante finestre sull’oceano. Lampade a olio e candele rischiarano la notte, la legna recuperata sulla spiaggia alimenta il camino. Uno zaino da riempire di provviste due volte a settimana, i guardacoste al faro Nauset e qualche cacciatore come vicini. Così una vacanza settembrina di due settimane si trasforma nell’avventura di un intero anno, con quaderni di appunti da riempire, impressioni da trascrivere per sempre. Il confronto con la Natura, che non è solo sfida, ma conoscenza reciproca. L’autunno porta stormi di uccelli migratori e anticipa il gelo dell’inverno e il mutamento dei colori della sabbia, delle piante e del mare. “L’oceano è polifonico. Se tendiamo l’orecchio, riconosciamo un mondo di suoni diversi: cupo tuonare, potenti ruggiti, gran capitombolare e rimestare d’acqua, lungo ribollire sfrigolante, colpi secchi come di fucile, spruzzi, sussurri, sommesso macinar di pietre e borbottii come di gente che parlotta in mare”…

È il 1924 quando all’età di trentasei anni Henry Beston Sheahan raggiunge la spiaggia di Eastham, estrema propaggine di Cape Cod, dopo un periodo trascorso a gironzolare per la Francia. Nel 1925 compra venti ettari di terra sul litorale vicino Nauset, area che prende il nome dalla tribù nativa che la popolava, e progetta la sua abitazione. L’anno successivo ci vive, in attesa di convolare a nozze con la fidanzata scrittrice Elizabeth Coatsworth, progetto che si concretizza ultimata la stesura del libro La casa estrema, pubblicato nel 1928. Il libro fu “vergato in corsivo sul tavolo di cucina davanti all’oceano Atlantico del nord”. È il suo capolavoro. A ogni capitolo corrisponde la descrizione precisa, evocativa, di un elemento particolare: la casa, la spiaggia, i suoni, gli uccelli. Tutto ciò che nel corso dell’anno ha colpito gli occhi e la mente di Beston. Il testo riporta la prefazione scritta dall’autore all’edizione del 1949, per celebrare il ventesimo anniversario del libro, inoltre una esaustiva introduzione curata da Robert Finch, nella quale apprendiamo che la dimora, dopo la morte di Beston nel 1968, venne data in affitto e subì vari spostamenti arretrando sulla costa per sfuggire alle mareggiate. Una terribile tempesta mise fine alla sua esistenza nel 1978: “«Hai saputo che abbiamo perduto la casa estrema?» Trovai adeguato l’uso del verbo «perdere», lo stesso che siamo soliti riservare ai pensieri, alle anime, e ai principi della libertà umana”.



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