La casa tra i salici

La casa tra i salici
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“La stanchezza e la sonnolenza delimitano entrambe la soglia della casa della notte. Quella soglia ferrea su cui si incontrano la notte e suo figlio, il giorno. L’una entra quando l’altra esce. Nessuno dei due ha mai condiviso con l’altro più di quel saluto quotidiano sulla soglia, ma vivono comunque insieme”. Ellen Feld si sveglia, cerca di resistere all’impulso di alzarsi in modo da permettere al sonno di avvolgerla, ma è inutile. L’insonnia prevale e alla fine cede all’ennesima notte di veglia. Un bicchiere d’acqua, un momento in cucina, il desiderio di osservare sua figlia Orla mentre dorme e infine i ricordi, un flusso di pensieri che sommerge la sua mente e allontana la possibilità di riposare. I genitori, la vecchia casa a Grund, la gravidanza inaspettata, la fuga in Irlanda dove trova lavoro e inizia una relazione con Decland, il musicista folk donnaiolo. Il trasferimento ad Amburgo, le nuove prospettive che rimettono ordine nel guazzabuglio di paure e problemi che condizionano la sua vita. Il passare degli anni, le relazioni naufragate, i rimpianti, il dolore dell’anima, la solitudine. La notte è così lunga, fatica a giungere l’alba e i ricordi sono così tanti, inarrestabili, si susseguono passo dopo passo, dal letto al bagno, dalla cucina al frigo, ognuno più intenso del precedente. E con essi le domande a cui Ellen mai ha dato risposta…

“La veglia ha un che di sfilacciato, di distratto, e somiglia molto più del sonno all’oblio. È come le ombre: più è profonda, più è concentrata. Ombra della mia fine, profilo della quiete”. Katharina Hagena, con una consapevolezza indiscutibile, ha tratteggiato nella figura di Ellen Feld una donna dalle molteplici sfumature: madre, amante, medico, figlia, amica, descrivendo la complessità delle relazioni umane su più livelli e il modo in cui condizionano l’esistenza. I disturbi del sonno possono considerarsi tra le disfunzioni della psiche più frequenti dell’era moderna. La Hagena ne ha fatto cornice per questa storia che si sviluppa in un crescendo di memorie dolorose, a tratti scomode e di conflitto, con continui rimandi al lavoro di sonnologa della protagonista – essa stessa afflitta da insonnia - e ai suoi studi sulla parasonnia. “Il sonno è un antidoto. I pazienti non hanno idea di quante cose nel nostro corpo funzionino in modo errato durante il giorno e degli effetti collaterali che questo ha su ormoni, metabolismo e cuore. Il sonno notturno, però, cura ogni cosa.” Un linguaggio semplice, anche là dove si citano elementi clinici, un’ambientazione evocativa e coinvolgente grazie alle descrizioni paesaggistiche, in particolare i boschi di Grund. Interessante lo spunto offerto dalla digressione sull’improbabile campo di addestramento delle Schutztruppen nell’alto Reno, che porta ad appassionarsi al contesto storico legato al periodo bellico. Un racconto dolce e amaro, leggero come un sogno.

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