La catena di montaggio della mente

Passeggiare lungo il viale cittadino: annodarsi di un preciso numero di istanti, vetrine e luci si avventano sulla direttrice dei pensieri del camminante, spazio delle voci che arrivano che si fanno, sguardi e tensioni. E camminare diventa riflettersi verso l’esterno, e come rientrare in sé? E lo scomparire, sulla via del ritorno, del tutto in un orizzonte degli eventi. Il colore e il sapore delle ore del mattino, una pillola blu scartata dalla confezione del medicinale. La pasticca, per attenuare l’allucinazione che muta il “sentire” della giornata. La mano afferra la pasticca e la posa sul tavolo, la lascia dipingersi come forma, “individuale e collettiva” al contempo, oggetto in relazione, interoggettività. E poi sbriciolare la pasticca, in dissolvenza. Quel colore blu può implodere, inglobare, far sparire tutto il resto. Il movimento che si crea è a spirale. Vedersi vedere. Creare posto, luogo, movimento, azione. Sparire. Dilatare. Lo scorrere del pensiero, orario mistico del silenzio di un appartamento circondato da appartamenti vuoti, lei seduta davanti alla busta della spesa, orario in cui gestire suoni “in modo indipendente e solitario”. Incarnarsi di desiderio, concreto. Mele cadute, corpo spoglio sul pavimento, modificare ferite. Concentrarsi e perdersi dentro il suono dell’universo tutto…

Parlare di sogni e ricordarsi di comprare la mozzarella senza lattosio, sprofondare nel suono dell’universo tutto con le mele che rotolano fuori dalla busta della spesa, creare creandosi nel passeggio, nello spazio che si crea a sua volta di voci, del dentro/fuori, parlare oltre il raccontarsi, che è un tornare al racconto, penetrando smembramenti. Il menù è servito: antipasto, piatto unico, fast food e u:o:v:o. Catena di montaggio della mente per racconti obbligati. Dilatazione di attimi, di situazioni, di azioni che raccontano causalità, innescano altezze di volumi che frastornano e poi tornano in silenzio: è come ampliare quell’attimo, l’oggetto sul tavolo, le mani l’una sull’altra, come insinuarsi nell’abisso profondo tra me e l’oggetto vicinissimo, relazione necessaria e ambigua. Roberta Sirignano tenta di scrivere attorno a questa relazione, di relazione, di relazione, e ancora di relazione. Scrittura che stride da subito, sferraglia decisa, si contorce, trova rime e gioca aforismi, sorta di attesa di ciò che viene a galla, e inevitabilmente si ritrae. Mistero. Dilatazione come parola chiave. Accanto a queste sinestesie di caffè e sensazioni, sapori e meditazioni, emorragie di sensazioni. Quando arriva, l’onda gigantesca dei pensieri non può essere fermata, pensieri pensati che avvolgono l’aria e ne “stropicciano i bordi”. Il senso è rumore e viceversa, da qui la necessità, l’obbligo di questi racconti. Anarchici e viscerali.

 


 

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